Redazione

Il Vicario generale di Baghdad ha confidato davanti a una folla numerosa ciò che l’Eucaristia ha significato per gli irakeni nei momenti più drammatici della guerra.

«Mentre la voce del Papa si alzava contro la guerra, noi sperimentavamo che la guerra non risolve nessun problema, mai. Anzi, la guerra porta tutti i problemi: orfani, vedove, fame, violenze, immoralità. Dio non vuole la guerra in Iraq» è stato questo il “grido di dolore” lanciato mercoledì pomeriggio a Bari, da monsignor Shlemon Warduni , vescovo ausiliare di Baghdad, uno dei quattro testimoni della tavola rotonda dedicata al tema «Testimonianze sull’Eucarestia domenicale».

Alla Chiesa Caldea, presente in Iraq e fondata da S.Tommaso apostolo nel I secolo dopo Cristo, che raggiunse nei primi secoli dimensioni considerevoli divenendo Chiesa missionaria fino in India e in Cina, appartengono oggi l’80% dei cristiani iracheni, ha ricordato Warduni. «Proprio la liturgia e il culto eucaristico – ha aggiunto – ci hanno salvato durante la prima e soprattutto la seconda guerra nel nostro Paese».

«La pace, infatti, sembra allontanarsi, invece che farsi più prossima», ha detto ancora. «Ogni volta che ho notizie di nuovi attentati, di nuovi kamikaze, nuove stragi di bambini, il mio cuore si stringe. La mia Chiesa e il mio popolo soffrono moltissimo e ho un grande dolore per quanto sta avvenendo in Iraq. In questa situazione, abbiamo bisogno "solo" della vostra e nostra preghiera. Perché Dio senta il nostro grido di dolore e conceda il dono della pace».

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