Luoghi del silenzio, sono abitati da persone che custodiscono e tengono vivo il dono generato dalla Parola di Dio e destinato a tutti

di monsignor Luigi STUCCHI
Vescovo ausiliare e Vicario episcopale emerito

clausura

Il nostro Paese, il “Bel Paese”, nonostante presenti spesso il conto dei suoi disastri idrogeologici a motivo di disattenzione o sfruttamenti illeciti del suo suolo, presenta tuttora moltissimi spazi incantevoli e attraenti capaci di ridare respiro, di purificare l’aria, di ritrovare stupore e sorpresa.

Anche la situazione di crisi sociopolitica che sta attraversando, pur nella sua complessità e delicatezza, potrebbe ritrovare consapevolezza e disponibilità riunendo testimoni affidabili in un disegno condiviso, attingendo dalle energie morali e spirituali ancora presenti nel nostro popolo e appassionandosi a un progetto più grande delle contrapposizioni dei singoli interessi.

La stessa pandemia che ancora ci mette alla prova registra come questione drammatica la questione del respiro: se questo viene meno, si dice che viene meno l’ultimo respiro, la vita muore. Il respiro è dimensione insopprimibile del nostro esserci e del nostro vivere.

La stessa Chiesa, con tutte le fragilità dei suoi membri e le contrapposizioni di quanti dovrebbero essere costruttori di comunità, ha bisogno di respirare a pieni polmoni, e in questo caso si tratta di un respiro spirituale, che permetterebbe a ogni membro vivo del corpo di Cristo che è la Chiesa, di conferire intensità e vivacità interiore al suo stile di presenza e di azione.

Il respiro della Chiesa nel mondo da dove viene e dove va? Chi lo genera, lo alimenta, lo intensifica? A chi sta a cuore e come si diffonde? Viene dallo stesso Spirito che vivifica e santifica, lo Spirito di Gesù e del Padre, ed è dono destinato a tutti. È continuamente generato dalla parola di Dio, si nutre nel suo ascolto, agisce nei sacramenti, si esercita e si esprime nella preghiera, si affaccia e opera nel dialogo fraterno, nella attenzione reciproca, perché si resti umani tutti, fino in fondo, senza compromessi con coraggio e generosità, sempre.

Ci sono condizioni necessarie per respirare, per esempio sperimentando tempi di silenzio, cercando e praticando i “luoghi” del silenzio, stare collegati con esperienze intense e regolari di silenzio per discernere, decidere, decidersi. Sono, questi “luoghi”, abitati e vissuti da persone che sembrano diventate estranee al mondo, rischiando di essere valutate come energie sottratte alla carità operosa, necessaria ancor più in un tempo come il nostro, che vede moltiplicarsi le forme e condizioni di povertà.

Questi “luoghi” hanno un nome preciso: sono i nostri monasteri, come precisa e inconfondibile è la vita di chi ne ha varcata la porta per portarci dentro tutta la sua vita, per sempre. A tutte queste persone, a tutti questi “luoghi” va tutta la nostra gratitudine, sono pietre e persone destinate a tenere vivo il respiro di tutta la Chiesa per tutta l’umanità.

Loro ascoltano il Signore e il cuore di chi bussa o telefona. Loro custodiscono dolori e speranze, attese e travagli, conoscono il respiro eterno di Dio destinato a diventare il respiro vero di ogni creatura a sua immagine.

Intanto anche i nostri monasteri configurano “La chiesa dalle genti”: circa l’8% viene da Paesi non europei. Le loro case non sono schermate, le loro pietre non separano e non chiudono, suggeriscono con delicatezza e chiarezza inconfondibile un salto decisivo nel mistero dell’amore di Dio; con la loro apparente “inutilità” ed “esclusione” evidenziano e diffondono gratuità e libertà vere.

Intanto in questo primo mese dell’anno nuovo abbiamo “registrato” sul paradigma dell’amore una professione semplice il giorno dell’Epifania, un’altra il 21 gennaio e tra pochi giorni una professione solenne, il 2 febbraio, festa della Presentazione di Gesù al tempio, giorno dedicato a tutta la vita consacrata con la celebrazione in Duomo presieduta dal nostro Arcivescovo.

 

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