Un’affascinante occasione di incontro e di testimonianza di fede che vede protagonisti 67 seminaristi del quadriennio teologico

don Alberto COLOMBO

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Conosco la storia di un giovane i cui genitori, quando ha espresso l’intenzione di entrare in Seminario, l’hanno accompagnato con cura e con molte preghiere. Conosco anche la storia di un altro giovane i cui genitori, quando ha espresso il desiderio di entrare in Seminario, poco mancava che l’insultassero: non hanno messo piede in Seminario se non dopo anni. La sua mamma, quando ci è entrata per la prima volta, gli ha detto: «Ho fatto tanta fatica a entrare qui oggi, come quando ti ho partorito!». Un momento di comprensibile rabbia, in cui però la mamma di questo giovane ha detto una frase profondamente vera («che non dimenticherò per tutta la vita», mi ha confidato il giovane): è vero, i figli devono nascere una seconda volta.  Un figlio nasce una seconda volta quando sceglie la sua strada per la vita. La strada che sceglie è la sua: bisogna saperlo accompagnare anche se la sua scelta è diversa da quella immaginata dai genitori.

Poter scegliere una strada che un giovane oggi si impegna a percorrere per tutta la vita non è per niente scontato. Scegliere la strada di diventare preti lo è ancora meno.

Per questo motivo, ospitare nelle famiglie di Melegnano e Vizzolo Predabissi 67 seminaristi del quadriennio teologico del Seminario arcivescovile di Milano, per la Missione vocazionale in programma dall’8 all’11 ottobre, sarà un’occasione affascinante di incontro e di testimonianza di fede. Incontrare molti giovani che affidano la loro vita completamente al Signore (e ciò ci rende sempre più consapevoli che ogni cristiano è chiamato ad affidarsi al Signore!) fa sorgere in noi due possibili reazioni: «Ma questi ragazzi sono tutti pazzi!», oppure «Forse allora esiste Qualcuno in cielo!».

Si scopre così che Dio non vuole essere relegato a qualche pensiero devozionale, ma vuole essere il cuore stesso della vita delle persone. Nell’ascoltare le tante, e diversissime, storie di vocazione di questi seminaristi scopriamo che Dio si rende presente agli uomini nella concretezza della vita quotidiana: dentro un’intuizione, un’esperienza di servizio, un’esperienza di bellezza… Insomma, Dio ha scelto la strada dell’incarnazione: del farsi carne lui stesso. Bisogna avere occhi di fede che sanno riconoscere i segni della sua presenza dentro la nostra storia. L’ascolto delle testimonianze dei seminaristi deve aprire la porta al nostro rapporto con Dio: «Dio cosa sta chiedendo, in questo momento, alla mia vita?»; «In quale modo posso ascoltare la sua presenza nella mia storia?».

Sono le domande che sentiremo risuonare spesso nei giorni della Missione vocazionale. Se le testimonianze dei seminaristi ci aiuteranno ad avere un cuore più attento ai segni della presenza di Dio nella storia, questo sarà senza dubbio il frutto più bello della Missione 2011. È anche il mio augurio per tutti i giovani del decanato.

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