Seminaristi a Melegnano e Vizzolo Predabissi, ospiti nelle famiglie. Hanno raccontato la loro vocazione nelle parrocchie e nelle scuole

di Ylenia SPINELLI

Missione vocazionale 2011

«Sono molto soddisfatto di quest’ultima Missione, una delle migliori a cui io abbia partecipato». A parlare così è don Alberto Colombo, direttore del Centro Diocesano Vocazioni e responsabile dell’Équipe Vocazionale del Seminario, che dall’ 8 all’11 ottobre scorso ha condiviso con ben 67 seminaristi del Quadriennio e altri educatori l’esperienza della Missione Vocazionale nelle parrocchie di Melegnano e Vizzolo Predabissi.

Scopo dell’iniziativa, che il Seminario ripete sul territorio diocesano da ormai 13 anni, è quello di sensibilizzare la popolazione sul tema della vocazione. Per le parrocchie, e in particolar modo per le famiglie ospitanti, è una bella opportunità per conoscere e approfondire in maniera diretta la scelta di chi si sta preparando a diventare prete, per i seminaristi un proficuo scambio vocazionale. «È sempre bello potersi raccontare alla gente – spiega Pierluigi Banna di IV Teologia- e condividere, anche se per pochi giorni, un po’ della loro vita quotidiana, questo confronto è un anticipo del nostro ministero di domani».

Entusiasta anche Stefano Sormani, alla sua prima Missione Vocazionale. «Ho ricevuto molto più di quel che ho saputo dare – ammette -. Ogni incontro, con i giovani, con gli anziani, con i preti, è stato un motivo di arricchimento per la mia fede». La testimonianza dei seminaristi, il racconto della loro vocazione, con le gioie, i dubbi e le difficoltà, è stata per molti un’occasione per interrogarsi sulle proprie scelte, a volte date per scontate. «Chiacchierando con la famiglia che mi ha ospitato – aggiunge Stefano – è emersa la difficoltà di testimoniare Gesù nella vita di tutti i giorni, nei luoghi di lavoro».

Per don Alberto ha giovato a questa Missione il fatto di averla organizzata con più tempo a disposizione, nel mese di ottobre, invece che a settembre, e su un territorio circoscritto. «Ci siamo sentiti accolti in una realtà bella e viva – spiega -. Melegnano non è periferia di Milano, è una città con una propria identità, con una storia e con tradizioni antiche ancora molto sentite dalla gente, come la Festa del Perdono del Giovedì santo. La domenica, poi, è giorno di mercato e per le strade si incontrano tante persone, sin dalla mattina presto, che poi magari vanno a Messa. Mi sembra che la Chiesa si sia davvero inserita nella vita della gente».

Certo, non bisogna pensare a Melegnano come a un’isola felice: chiacchierando e confrontandosi con i preti del territorio, emergono anche i problemi e le fatiche delle comunità; ma in questi quattro giorni ogni realtà ha cercato di dare il meglio in termini di accoglienza e partecipazione alle varie proposte. «È sempre molto interessante l’esperienza dei seminaristi nelle scuole – aggiunge don Alberto – perché si riescono a incontrare ragazzi che magari non vivono la vita di parrocchia e non frequentano l’oratorio».

L’attenzione e la curiosità degli studenti verso chi ha fatto una scelta di vita non comune, come i seminaristi, è sempre molto alta e dalle testimonianze e dal confronto possono nascere tanti temi di discussione. In particolare, ha detto don Alberto, tra il Seminario e le suore domenicane della Fondazione “Giovanni Paolo II”, una realtà presente da quasi due secoli sul territorio e che ha costituito un’importante radice culturale ed educativa per la città di Melegnano, potrebbe nascere una fruttuosa collaborazione.

Se si riusciranno a mantenere i contatti con le varie realtà locali, con le famiglie e con i sacerdoti e se nasceranno ulteriori rapporti di collaborazione e scambio, davvero la Missione avrà portato i suoi frutti. Davvero l’incontro con vocazioni diverse sarà stato un’opportunità per riconoscersi tutti chiamati dal Signore.

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