La visione cristiana della vita domanda uno sguardo rispettoso e affettuoso sugli altri, soprattutto sui più deboli

di monsignor Pierantonio TREMOLADA
Vicario episcopale

copertina 'Il campo è il mondo'

Nelle tre dimensioni costitutive dell’esperienza comune a ogni uomo, cioè vita affettiva, lavoro e riposo, rientrano altri aspetti che meritano di essere richiamati. Nella sua lettera il cardinale Scola ne ricorda in particolare tre: la fragilità, la tradizione e la giustizia. Su queste realtà egli invita poi a sviluppare la riflessione, riandando col pensiero al Convegno di Verona e ai suoi contenuti: “Fragilità, tradizione e giustizia – scrive il Cardinale – sono importanti implicazioni delle tre dimensioni costitutive dell’esperienza comune di ogni uomo. Sarà molto utile approfondirle con accurato riferimento alla riflessione svolta a Verona e, soprattutto, attraverso un’attenta verifica di come normalmente le viviamo”. 

Proviamo allora a  raccogliere questo invito e fissiamo l’attenzione sulla prima di queste realtà, cioè la fragilità. Facciamo nostre le domande suggerite: come la viviamo? Cosa ne pensiamo? Come dovremmo affrontarla? La fragilità è il sentirsi deboli. È il constatare che abbiamo dei limiti, sia sul versante fisico-psichico che sul versante etico-spirituale. Tutti sappiamo che non sempre siamo in grado di fare quel che vorremmo, perché le nostre energie si dimostrano inadeguate, oppure perché non riusciamo ad avere il pieno governo di noi stessi. La cosa risulta evidente sul versante della salute: quando arriva una malattia, soprattutto se grave, le condizioni di vita cambiamo drasticamente. Ci si sente improvvisamente deboli, ci si accorge di essere condizionati, di non poter disporre più di se stessi come prima. Qui è importantissimo anzitutto non perdere la fiducia in se stessi, la convinzione di far poter fronte alla situazione e di sostenere la prova.

Occorre reagire alla tentazione dell’abbattimento, del non sentirsi più gli stessi, del non essere all’altezza. Bisognerà mettere in campo tutte le energie positive, a cominciare da quelle interiori. Un convinzione chiara ci dovrà sostenere: la fragilità fisica o psichica non intacca in nessun modo il valore di una persona. Certo, sarà importante che vi siano intorno a noi persone che la pensino allo stesso modo. La visione cristiana della vita domanda esattamente questo sguardo rispettoso e affettuoso sugli altri, soprattutto sui più deboli. Qualcosa di simile andrà affermato anche dal punto vista spirituale e morale: la misericordia è l’atteggiamento positivo del cuore davanti alle colpe del prossimo ma anche davanti alle nostre, è volontà di salvezza e non di condanna, è desiderio di ravvedimento e riscatto. La forza del perdono, che vince anche il senso di colpa, viene da Dio e, come un torrente che rinfresca, irrompe quotidianamente nel mondo per mantenerlo giovane nella speranza.

 

Da Avvenire, 12/04/14

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