La testimone di giustizia barbaramente uccisa dalla ’ndrangheta nel 2009 ricordata con una cerimonia civile e con l’intitolazione dei giardini di viale Montello, in un’iniziativa sostenuta anche dalla Diocesi

di Walter MAGNONI

Lea Garofalo

Il 24 novembre 2009 viene uccisa Lea Garofalo, testimone di giustizia, vittima dell’ex compagno Carlo Cosco, legato ai codici d’onore della ’ndrangheta. Il suo corpo viene ritrovato soltanto nel novembre 2012, in un campo della Brianza. Questa “scoperta” è stata propiziata da un collaboratore di giustizia proprio all’interno del processo che lo vedeva inquisito per l’uccisione della donna. Mentre in un primo tempo si pensava che Lea fosse stata sciolta nell’acido, questo “collaboratore” ha affermato che in realtà la Garofalo, uccisa, sarebbe poi stata bruciata. Muovendosi su questi indizi, gli inquirenti hanno effettivamente ritrovato poche ossa che il Dna ha confermato appartenere alla donna.

Perché si è scelto di onorare il suo ricordo e organizzare una cerimonia funebre e commemorativa proprio a Milano? Lea Garofalo ha vissuto a Milano, è stata rapita proprio nel centro della città e uccisa alle porte di Monza (San Fruttuoso). Per tali ragioni i funerali si svolgeranno in forma civile alle 10.30 del mattino in piazza Beccaria. Nel pomeriggio si procederà invece con l’intitolazione a lei dei giardini in viale Montello, proprio di fronte al luogo in cui ha vissuto per due anni insieme alla figlia Denise. La giornata del 19 ottobre vuole essere un modo per ricordare questa donna coraggiosa, che scelse la denuncia al posto del silenzio, nella speranza forte che il suo esempio possa risvegliare la responsabilità civile di ognuno.

Per l’occasione l’associazione Libera Lombardia lancia la campagna «Io vedo, io sento, io parlo! E tu da che parte stai?», con una bandiera dedicata a Lea Garofalo.

La lotta alla mafia e l’attenzione a promuovere percorsi di educazione alla pace e alla legalità sono priorità che anche la Diocesi di Milano sente di sostenere con convinzione. Siamo certi che quanto organizzato il 19 ottobre sia un’azione importante per abbattere i muri dell’omertà e dell’indifferenza. Anche “noi” come Chiesa ambrosiana non possiamo tacere il desiderio che si diffonda sempre più una cultura della legalità. I giardini di viale Montello siano luogo propizio per conservare la memoria. Le generazioni future possano guardare quello spazio verde come ambiente di speranza.

Il cardinale Scola, parlando della speranza, afferma: «Sono convinto che Milano ha futuro, ha la sua originale parola da dire al Paese, nel cammino dei popoli non solo europei. Forse per il momento la sua voce è solo un balbettio, ma la speranza non è – come diceva Charles Péguy – la “virtù bambina”?».

Il gesto che si compirà a Milano il 19 ottobre è forse solo un “balbettio”, ma rispetto al rischio del mutismo apre un pertugio da cui siamo certi possa entrare la luce spendente della legalità. 

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