Redazione

Come ogni anno, il Segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) di Ginevra, il pastore Samuel Kobia, rivolge un messaggio a tutte le Chiese in occasione del Natale e pone a tema il versetto del vangelo di Luca: “Non temete perché ecco io vengo ad annunciarvi una buona notizia che sarà di grande gioia per tutto il popolo…” (Lc 2,10).

di Rosangela Vegetti

«Luca ci racconta la storia dell’esercito celeste degli angeli che annunciano la nascita di Gesù a dei pastori che si trovano nei campi, non lontano da Betlemme; è per prima a queste persone che dormono all’aperto, per terra, con gli animali, che gli angeli della luce e della bellezza sono venuti ad annunciare questa notizia sconvolgente e insieme grandiosa e bella: “E’ nato un salvatore… rallegratevi, rallegratevi!”. Allora i pastori sono scesi dalle colline per vedere il neonato, posto tra gli animali in una stalla. Poi hanno fatto sapere ad altri quello che avevano visto e tutti rimanevano stupiti di quanto i pastori andavano dicendo. Stupiti evidentemente perché tale notizia era portata da pastori, gente del tutto ordinaria; pastori che la società lasciava in disparte perché si occupavano di animali e dormivano sulla dura terra nei campi. Ma quei pastori avevano subito una trasformazione: era diventati messaggeri, “angeli”, angelo vuole infatti dire messaggero».

Oggi come ieri, come sempre, gli esclusi della società, i pastori del vangelo, ci parlano e ci svelano dei significati importanti, delle rinnovate speranze. I pastori hanno trasmesso la notizia, «le genti della città li hanno ascoltati, hanno sentito il messaggio e hanno saputo che le cose erano cambiate… che la società di prima, a Betlemme, e tutta la storia umana erano state trasformate dall’incontro coi pastori».

E’ la grazia di Dio che trasforma il mondo e a noi sta chiederla, come hanno fatto le Chiese riunite in Assemblea a Porto Alegre, in Brasile, lo scorso febbraio per l’Assemblea del CEC, dove si sono udite testimonianze forti e denunce gravi di conflitti e lacerazioni nel mondo e nelle Chiese. Messaggi di dolore da tante parti del mondo e testimonianze di Chiesa all’amore e alla pace che Cristo può offrirci.

«La storia del vangelo di Luca di incoraggia a vedere che, se i pastori possono diventare angeli, c’è da sperare che ciò accada a ciascuno di noi – ci dice il pastore Kobia – e che tutti noi possiamo diventare testimoni della grazia di Dio che trasforma il mondo. La Parola è stata fatta carne quando il Figlio di Dio è nato in una stalla. L’incarnazione del Cristo è per ciascuno di noi e per tutti noi l’invito a ricevere in pienezza questo messaggio di grazia, di festa, di giustizia, e di condividerlo con coloro che ci stanno vicino sperando che il mondo intero ne venga trasformato».

Allora, anche se noi ci sentiamo esclusi,
esclusi dalla gioia per la nostra sofferenza,
esclusi dal senso della vita per il nostro dubbio,
esclusi dalla festa per la nostra pigrizia,
esclusi dall’impegno per le nostre ricchezze,
esclusi dall’integrazione per la nostra indifferenza,
il messaggio di Dio con noi, Emmanuel, è rivolto anche a tutti noi, e ci permette, proprio anche a noi, di diventare angeli.

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