Alle 21 in Duomo, in occasione dell’anniversario della morte e del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione

A otto anni dalla morte di monsignor Luigi Giussani e nel 31° anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione (Cl), martedì 12 febbraio l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, presiederà una celebrazione eucaristica in Duomo alle 21. Come a Milano, in questi giorni si tengono celebrazioni di Cl in tutto il mondo (l’elenco è su www.clonline.org); il 22 febbraio, nel giorno dell’anniversario della morte, a Lodi con monsignor Giuseppe Merisi, a Mantova con monsignor Roberto Busti, a Como con monsignor Diego Coletti.

Don Giussani nacque il 15 ottobre del 1922 a Desio e morì il 22 febbraio 2005 a Milano. Due giorni dopo il funerale il Duomo fu presieduto, come inviato personale di Giovanni Paolo II, dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, che a distanza di poche settimane sarebbe diventato Papa, e concelebrato dall’allora Arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, dal cardinale Scola, allora Patriarca di Venezia, dal successore alla guida del movimento di Comunione e Liberazione, don Julián Carrón, e da centinaia di altri sacerdoti. La salma ora riposa in una Cappella posta in fondo al viale centrale del Cimitero Monumentale, anche per agevolare le numerose persone che ogni giorno si ritrovano a pregare e celebrare la Messa davanti alla sua tomba. In occasione del settimo anniversario della morte, il 22 febbraio 2012, era stato dato l’annuncio della formale richiesta alla Santa Sede per dare inizio al processo per la causa di beatificazione e canonizzazione di don Giussani: attualmente, in sede diocesana, si sta seguendo la prassi consueta in questi casi.

Il cardinale Scola, nella sua omelia dello scorso anno, delineò il profilo del fondatore di Cl, del sacerdote ambrosiano dal geniale carisma educativo, ma anche, umanamente, dell’amico e maestro, «con il sorriso che non si dimentica», come aggiunse alla fine della celebrazione. «Don Gius» – così lo chiama anche il Cardinale – ha educato, dagli anni Cinquanta, nel solco della Chiesa ambrosiana, e «fin dai suoi primordi ha trasformato il metodo dell’azione di Dio nella storia degli uomini in una feconda proposta educativa». All’interno della quale «il cristiano è colui che testimonia ovunque, in famiglia, al lavoro, nel sociale fino ad arrivare al delicatissimo impegno politico, l’opera salvifica di Cristo risorto». «Il carisma cattolico che lo Spirito ha dato a monsignor Giussani e che la Chiesa ha universalmente riconosciuto, e di cui decine di migliaia di persone in tutto il mondo possono oggi godere, è fiorito in questa santa Chiesa ambrosiana – ribadì l’Arcivescovo -. L’amore che monsignor Giussani le portava è documentato da mille e mille segni e testimonianze. Per i fedeli di questa Diocesi appartenenti al movimento di Comunione e Liberazione questo dato di fatto costituisce una responsabilità che chiede di essere sempre rinnovata: praticare una profonda comunione con tutta la Chiesa diocesana che vive a immagine della Chiesa universale. Questa comunione è con l’Arcivescovo, con i sacerdoti, con i religiosi e le religiose, con tutte le aggregazioni di fedeli, con tutti i battezzati e con tutti gli abitanti della nostra “terra di mezzo”».

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