Redazione

La savana ha i suoi orari di vita e di riposo, le sue stagioni con momenti forti e momenti morti. Ora è tempo del secco, i colori sono spenti, ma almeno le strade sono percorribili. Alle 6 del mattino gusto l’alba sul fiume Luangwa che impone il nome al Parco nazionale che si estende per centinaia di chilometri e raccoglie animali come nel paradiso terrestre.

Vediamo gli ippopotami dentro e fuori dall’acqua, su e giù dalle rive. Non sono attraenti alla vista, anzi mi fanno impressione quando sono raggruppati insieme nell’acqua come un’enorme massa di carne marrone. Preferisco le gazzelle che danzano ovunque nella savana, pronte a scappare velocissime quanto fiutano un pericolo. Leggiadre nel loro saltellare di gioia, anche se le vedo brucare un’erba che non c’è: si accontentano di poco.

Occorre fare strade sabbiose e aguzzare la vista ma prima o poi le zebre appaiono, con il loro manto striato bianconero. Stamattina vedo solo una giraffa che allunga il suo collo per mangiucchiare qualche fogliolina rimasta verde in cima agli alberi. Poca speranza di vedere elefanti, forse è già tardi, hanno già fatto il bagno del mattino e si sono rifugiati all’interno.

Ma padre Luca sa dove trovare due stupende zanne di elefante: alla casa del Presidente Kaunda, proprio lì in mezzo al parco. I Presidenti cambiano, ognuno con le sue abitudini, ma troviamo un gentilissimo custode che ci permette di visitare tutta la residenza, dove sono stati preparati i discorsi principali e si sono svolti meeting decisivi per la nazione fino agli anni 1990. Sono le 11, gli animali sono fermi all’ombra per il sole e il caldo.

A mezzogiorno si celebra la Santa Messa nella piccola sala da pranzo del motel, con le suorine che cantano dolcemente e due scimmiette che cercano di entrare dalla finestra, non per pregare, ma per andare nella cucina in quel momento incustodita.

Alle ore 16 si ritorna nel parco per vedere gli animali scendere al fiume: chissà dove saranno gli elefanti e i leoni? Si vaga qua e là con poche soddisfazioni, accontentandoci a guardare la sconfinata savana che si prepara al tramonto. Solo i coccodrilli sono fermi a gustare pigramente gli ultimi raggi di sole: ne vedo tre di diverse dimensioni, scrutandoli però solo da lontano. Una zebra tutta sola si lascia fotografare con la palla di fuoco del sole alle sue spalle, ma niente elefanti, solo i segni abbondanti dei loro escrementi e degli alberi da loro rabbiosamente abbattuti.

E’ già buio alle ore 18, e siamo tutti un po’ delusi. Superato un dosso per tornare sulla strada asfaltata, fuori del parco, padre Luca fa’ una busca frenata: un enorme elefante è colpito dai fari della macchina e sta voltandosi minacciosamente verso di noi. L’autista sterza velocemente a sinistra e si blocca a oltre cento metri di distanza di sicurezza. Motore spento e fari accesi per gustare la cena degli elefanti a base di foglie e rami teneri, arraffati dalle loro proboscidi: sono in quattro, tra genitori e figli.

L’emozione di questa visione viene raccontata a lungo nella calma serata, resa romantica dalla mancanza di elettricità. Si cucina, mangia e chiacchiera “come al villaggio” in una conversazione che dura ore, alternando battute scherzose a cose serie, problemi religiosi e anche politici: quella casa nel parco del Presidente non è dimenticata…

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