Nel Duomo di Milano gremito da oltre 6 mila persone, il cardinale Scola ha presieduto le solenni esequie dell’Arcivescovo emerito. Quindicimila i fedeli in piazza

di Luisa BOVE

Card. Martini_funerali

«Il cardinal Martini non ci ha lasciato un testamento spirituale, nel senso esplicito della parola», ha detto l’arcivescovo Angelo Scola durante i funerali di oggi pomeriggio, «la sua eredità è tutta nella sua vita e nel suo magistero e noi dovremo continuare ad attingervi a lungo». Parla a 6 mila persone e ad altre 15 mila in piazza Duomo che hanno voluto pregare e portare l’ultimo saluto all’Arcivescovo emerito che ha concluso dieci anni fa il suo ministero episcopale a Milano. «In questi giorni una lunga fila di credenti e non credenti si è resa a lui presente», ha ricordato il Cardinale Scola che ha anche aggiunto: «Siamo qui convocati dalla figura imponente di questo uomo di Chiesa per esprimergli la nostra commossa gratitudine».

L’Arcivescovo che aveva incontrato Martini pochi giorni prima di morire, parla di lui come di «specchio trasparente di perseveranza anche nella prova della malattia e della morte». E ha aggiunto: «Anch’io ho potuto far tesoro del suo aiuto quest’anno fino nell’ultimo affettuoso colloquio, una settimana prima della sua morte». Quindi ha ricordato «la competenza scritturistica, l’attenzione alla realtà contemporanea, la disponibilità all’accoglienza di tutti, la sensibilità ecumenica e al dialogo interreligioso, la cura per i poveri e i più bisognosi, la ricerca di vie di riconciliazione per il bene della Chiesa e della società civile».

Ciò che ha sempre contraddistinto Martini è la Scrittura, prima come biblista e poi come Pastore di Milano. E non a caso l’Arcivescovo ha aggiunto: «La luce della Parola di Dio, sulla scia del Concilio Vaticano II, abbondantemente profusa dal Cardinale su tutti gli uomini e le donne, non solo della terra ambrosiana, è il dono attraverso il quale Gesù accoglie chiunque decide di seguirlo».

Lo stesso cardinale Angelo Comastri, leggendo in Duomo – all’inizio della celebrazione – il messaggio di Benedetto XVI, ha ricordato che Martini «è stato capace di insegnare ai credenti e a coloro che sono alla ricerca della verità che l’unica Parola degna di essere ascoltata, accolta e seguita è quella di Dio, perché indica a tutti il cammino della verità e dell’amore».

A prendere la parola al termine dei funerali è il successore di Martini, il cardinale Dionigi Tettamanzi, che esordisce dicendo: «Sono tante le emozioni, tanti i ricordi che si accumulano», per questo «è davvero difficile parlare». Per lui Martini è stato un «punto di riferimento per interpretare le divine Scritture, leggere il tempo presente e sognare il futuro». E quasi interpretando l’esperienza di tanti ambrosiani, Tettamanzi ha definito Martini «padre, pastore, maestro, servo intercessore, testimone della verità di Dio e della dignità dell’uomo».

«Noi ti abbiamo amato», ha continuato l’Arcivescovo emerito, «per il tuo sorriso e la tua parola, per il tuo chinarti sulle nostre fragilità e per il tuo sguardo capace di vedere lontano, per la tua fede nei giorni della gioia e in quelli del dolore, per la tua arte di ascoltare e di dare speranza a tutti».

Un doveroso grazie lo ha rivolto al termine della celebrazione il Vicario generale monsignor Mario Delpini a tutti i presenti, ai familiari, alle autorità ecclesiali, civili e militari, ma anche a chi ha assistito il cardinale Martini negli ultimi anni della sua malattia, quindi a don Damiano Modena, a medici e agli infermieri. «Il cardinale Carlo Maria Martini è stato capace di radunarci , di propiziare l’incontro, di essere presenti per ascoltarlo, vederlo, ascoltarlo», ha detto. Non si tratta di celebrare «la nostalgia di un’assenza», ha aggiunto Delpini, «ma la gratitudine per un’eredità, uniti per portare frutto, molto frutto, nella nostra Chiesa e nella nostra città».

L’arcivescovo Scola dopo la celebrazione, seguitissima anche dai media, è uscito sulla piazza a salutare e a benedire i fedeli che hanno partecipato a ogni momento attraverso i maxi-schermo. Intanto dal Duomo migliaia di persone uscivano in silenzio stringendo tra le mani l’immagine ricordo dell’amato Arcivescovo di Milano dal 1980 al 2002 su cui è stampato un versetto del salmo 119 (“Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino”) e che leggeremo anche sulla sua tomba in cattedrale.

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