Redazione

Marcello Candia nacque a Portici (Na) il 27 luglio 1916, da una famiglia milanese di imprenditori: il padre Camillo Candia aveva fondato a Milano la prima “Fabbrica Italiana di Acido Carbonico” e in pochi anni altri stabilimenti a Napoli, Pisa, Aquileia.

L’educazione spirituale di Marcello si deve, però, alla madre e, dopo la morte di lei, ai Cappuccini del convento di viale Piave, che in quegli anni era per Milano un centro che spargeva cultura e carità.

Giunto a 23 anni, Marcello si laurea in Chimica all’Università di Pavia e subito diviene direttore generale dell’azienda paterna. Seguono le lauree in Farmacia e in Biologia.

Nel 1940 scoppia la guerra per l’Italia e viene chiamato sotto le armi. Nel settembre 1943, dopo la caduta di Mussolini, entra nella Resistenza e aiuta ebrei e rifugiati politici ad espatriare.

Dopo la Liberazione è ancora in prima linea a soccorrere i reduci, che arrivavano in treni stracolmi, in condizioni pietose. In quegli anni riuscì a farsi assegnare dal sindaco di Milano il Palazzo Soriani, semidistrutto dalle bombe, e nel cortile installò un centro di accoglienza per ragazze madri incinte o con bambini piccoli, che in seguito sarebbe diventato il “Villaggio della Madre e del Fanciullo”.

Era solo la prima di una delle molte opere che avrebbe fondato. In quegli anni si delinea infatti la sua vocazione missionaria. Ma il vero salto di qualità del suo impegno avviene più tardi grazie all’incontro con il cappuccino Alberto Beretta (fratello di Gianna Beretta Molla) e con il missionario del Pime e futuro vescovo Aristide Pirovano, entrambi impegnati in Brasile.

Marcello decide che Macapá, la missione di Pirovano sulle foci del Rio delle Amazzoni, sarà la sua destinazione, appena l’azienda che dirige si sarà consolidata e la sua presenza non più necessaria. Nel frattempo, comunque, invia aiuti a Macapà, grazie ai quali nel 1960 inizia la costruzione di un grande ospedale.

E’, però, solo nel 1963 che Candia può finalmente vendere l’azienda e due anni più tardi partire per l’Amazzonia per realizzare il suo sogno di condividere con i poveri la loro vita. Non fu un’esperienza facile: l’ospedale non era condiviso da tutti, il materiale necessario per costruirlo non bastava mai, le autorità locali, insospettite sulle reali intenzioni di quest’industriale milanese, non collaboravano.

Nonostante ciò, nel 1969 il grande ospedale “San Camillo e San Luigi” viene inaugurato. Nel 1975 decise di donare l’opera che l’aveva tanto impegnato ai Camilliani, sperando che ciò garantisse nel tempo lo spirito missionario e le finalità caritative per cui l’aveva voluto.

Nel frattempo un’altra impresa l’aveva affascinato, il lebbrosario di Marituba. Fermato dalle guardie, Marcello Candia vi giunse la prima volta nel 1967: era un villaggio di 1000 lebbrosi senza nessuna assistenza.

Candia mise in piedi la “Casa di preghiera Nostra Signora della Pace”, rifece i padiglioni nuovi ed ariosi, con un’organizzazione amministrativa autonoma, gli ambulatori e i laboratori per i piccoli lavori.

Marcello Candia morì il 31 agosto 1983 a Milano per un cancro al fegato. La causa per la beatificazione di questo grande della carità cristiana è stata avviata il 20 gennaio 1990.

 

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