Secondo don Antonio Torresin, decano del Giambellino, è questo uno dei valori degli incontri che il cardinale Scola ha avviato in queste settimane con i laici dei vari Decanati. Don Caldera (Cesano Boscone): «Molto apprezzato lo stile confidenziale»

di Annamaria BRACCINI

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«Credo che il valore di questi incontri sia oggettivo, in quanto il momento del rapporto del Vescovo con il popolo di Dio è molto importante, poiché se perde questo contatto anche il suo Magistero rischia di evaporare. E, da parte loro, le Comunità cristiane hanno la necessità di mantenere il radicamento nella comunione apostolica». È questa la riflessione “a caldo” di don Antonio Torresin, decano del Giambellino, da cui ha preso il via la nuova modalità di incontro decanale con i laici voluto dal Cardinale. Continua don Torresin: «Mi pare che questa scelta abbia una rilevanza che può anche prescindere dai singoli contenuti, specie in un momento come questo, nel quale la Chiesa di Milano rischia un po’ di dispersione».

Quali, secondo lei, le parole chiave del confronto?
Mi pare che siamo state due: l’esigenza di una semplificazione delle strutture e il grande realismo con cui attuarla.

Una prima impressione della gente?
Certo, è sempre molto complesso entrare in questioni come l’emergenza abitativa, l’integrazione o le sinergie a livello di parrocchie. Tuttavia, sul tema dell’immigrazione, mi pare che l’Arcivescovo aiuti con molta chiarezza a porsi in una precisa prospettiva multiculturale. Ma la strada da fare è ancora tanta…

Tornerete a incontravi, come Decanato, per analizzare quanto è emerso dal dialogo con il Cardinale?
Penso di sì. Vorremmo pubblicare sul nostro Bollettino stralci della serata e, come sacerdoti, valuteremo le modalità per riprenderne i temi.

Passata qualche settimana dall’incontro con i laici del Decanato di Cesano Boscone, il decano don Luigi Caldera dice invece: «Sicuramente, nei diversi incontri per la catechesi e relativi ad altri ambiti, realizzati anche a livello parrocchiale, il richiamo ai “quattro pilastri” su cui edificare la Comunità cristiana ha mosso la gente a una riflessione profonda e che continua».

C’è qualcosa che vi ha colpito particolarmente, dopo quella serata?
Sì, quando il Cardinale, parlando di sé, ha sottolineato la solitudine in cui qualche volta si trova a operare il Vescovo. A riprova di un clima di confidenza e di colloquio quasi «a tu per tu» che i fedeli hanno apprezzato moltissimo e che ha dato il senso di un camminare insieme, intorno al Pastore, atteso e condiviso.

 

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