Giunto a Cluj per ricevere una laurea honoris causa, dialogando coi giornalisti il cardinale Scola ha sottolineato l’importanza dell’ecumenismo per il futuro dell’Europa. I romeni in Italia? «Una presenza molto costruttiva»

scola romania

«La Romania ha una grande carta da giocare per il futuro dell’Europa grazie alla sua posizione geografica e storica, il suo essere punto di mediazione tra mondo latino e slavo. L’Europa è stanca, è vecchia, ha bisogno di risorgere: e la vostra terra può dare un contributo decisivo». Accolto al suo arrivo a Cluj, in Transilvania, dal vescovo greco-cattolico della città Florentin Crihalmeanu e da Ioan Aurel Pop, Rettore dell’Università di Cluj (principale centro accademico di tutta la Romania), il cardinale Angelo Scola ha dialogato con i numerosi giornalisti che lo hanno voluto incontrare in aeroporto.

«L’Università di Cluj ha un prestigio riconosciuto non solo in Europa: lo studio della teologia – cattolica e ortodossa – e l’interdisciplinarità delle 21 facoltà che la compongono, la rendono un prezioso contributo per la rinascita del nostro vecchio e stanco Continente – ha spiegato l’Arcivescovo – Non esiste europeo che non conosca la grande testimonianza di fede che la Chiesa grecocattolica ha offerto e sta offrendo al mondo: basti citare il nome del cardinale Iuliu Hossu, che spero venga presto beatificato insieme agli altri martiri della Chiesa romena».

Le domande dei giornalisti rumeni si sono concentrate soprattutto sugli aspetti ecumenici della visita del cardinale Scola, a Cluj per il conferimento del titolo di Doctor Honoris Causa. «L’ecumenismo è tema fondamentale per la vita della fede. Non è qualcosa di secondario, ma fa parte dell’atto stesso della fede, ce l’ha mostrato Gesù nella sua grande preghiera per l’unità. L’uomo post-moderno europeo ha bisogno della testimonianza di uomini e donne cristiani che con la loro vita e la loro comunicazione mostrino a tutti che Gesù è la buona notizia dell’umano e questo lo dobbiamo fare tutti insieme, latini, greco cattolici e ortodossa. In comune abbiamo sostanzialmente tutti i misteri della fede e insieme si è cominciato a riflettere sull’esercizio del primato di Pietro che è forse il punto più critico. L’uomo di oggi ha bisogno di vedere l’unita dei cristiani». A proposito di quella che i giornalisti romeni hanno definito come la «regressione del dialogo tra ortodossi e greci cattolici» in atto dal 2008, il cardinale Scola ha riconosciuto difficoltà presenti in Romania, ma ha sottolineato i segni di speranza: «C’è un ecumenismo di popolo che è cresciuto molto, l’ho constatato anche recentemente a Milano in occasione della visita del patriarca Bartolomeo».

Interesse anche per le notizie che dall’Italia rimbalzano in Romania a proposito di come i mass media della Penisola spesso hanno ritratto i rumeni: «Voi siete testimoni di quanto le «Chiese italiane hanno fatto per gli immigrati romeni – ha spiegato Scola – per aiutarli e per aiutare al tempo stesso gli italiani ad aprirsi a un orizzonte universale. Questa tendenza ad attribuire a tutti i romeni in quanto popolo eventuali delitti di singoli individui, grazie a Dio, pare ora essere meno presente in Italia. Infatti la modalità della presenza dei romeni nel nostro Paese si è rivelata molto costruttiva. Certo, qualcuno rispolvera le polemiche per motivi politici interni all’Italia, ma i rapporti tra i nostri popoli sono destinati a crescere».

La visita in Romania del cardinale Scola ha vissuto un prologo nel pomeriggio presso il Monastero dei Carmelitani scalzi di San Giuseppe a Cioflicieni, nel Comune di Snagov, a pochi chilometri da Bucarest dove l’Arcivescovo di Milano ha incontrato i monaci (di origine italiana) che l’hanno fondato 8 anni fa, il Nunzio apostolico presso la Repubblica Moldova e la Romania, monsignor Francisco Javier Lozano, Monsignor Cornel Damian, vescovo ausiliario di Bucarest, e monsignor Mihai Fratila, greco cattolico, ausiliare del cardinale Lucian Mulesan, arcivescovo maggiore di Blaj.

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