Redazione

«La dimensione del pellegrinaggio
e’ una componente essenziale della spiritualità cristiana».
Lo ha detto mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea,
nel corso di un convegno dedicato alla via Francigena.

«Un frutto importante, che ci si attende dalla ripresa del pellegrinaggio sulla Via Francigena – ha dichiarato il presule -, è la riscoperta di Roma come luogo apostolico, andando oltre il semplice turismo e la storia ricca e complessa dell’Urbe». Sono tre, ha chiarito mons. Miglio, i «motivi che s’intrecciano e arricchiscono questa meta: un luogo apostolico, la celebrazione di due grandi apostoli riuniti insieme (Pietro e Paolo, n.d.r.), la sede del successore di Pietro».

Per il presule, «la Via Francigena alimenta una spiritualità marcatamente ecclesiale», ma non solo: è «un’arteria essenziale anche per la cultura e per l’identità del continente europeo; ha visto scorrere e ha permesso che s’incontrassero arte e culture provenienti da tutta l’Europa, che manifestano la fecondità scaturita dal loro incontro con il messaggio cristiano». Infine, per mons. Miglio, sono tre le parole che dovrebbero caratterizzare una pastorale per la Via Francigena: accoglienza, educazione ecclesiale sia nella conoscenza delle chiese locali sia in quella di Roma, storia, nel senso di accurata indagine per conoscere il fondamento degli eventi e delle parole che guidano il nostro cammino di fede.

IMMAGINE DI UNO SPAZIO INTERIORE
«Il viaggio è esplorare, muoversi sulla terra, restare in una superficie piana senza verticalità; il pellegrinare, invece, è scalare una montagna, porta alla scoperta, permette di accedere a qualcosa di nuovo, originale, inatteso, apre alla libertà, va oltre le costrizioni contingenti per aprire a uno spazio senza confini, immagine di uno spazio interiore». Lo ha detto mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Cop, intervenendo al convegno storico-teologico pastorale sulla Via Francigena.

«Il pellegrinaggio come esperienza di fede – ha aggiunto mons. Sigalini – presuppone che ciascuno si faccia povero e lasci le sue sicurezze. Da questa disponibilità nasce la capacità di ascolto, il desiderio di condividere, il bisogno di rinnovarsi». Per partire «occorre spogliarsi, essere liberi e leggeri, non gravati da nulla, disponibili a mettersi in discussione e ricominciare». Il pellegrinaggio religioso, poi, «è sempre legato alla ricerca di senso e della verità, al desiderio di beni spirituali, al bisogno di cambiamento e conversion e»; in esso diventano più significative le esperienze sacramentali della vita: in particolare, «la bellezza della celebrazione del perdono e la celebrazione eucaristica».

«Camminare nel silenzio – ha concluso mons. Sigalini – ti fa prendere in mano la vita, ti costringe a guardarla da un altro punto di vista e alla fine a rimetterla nelle mani di Dio e della comunità».

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