Redazione

Qual è lo scopo principale della Caritas?
Attraverso la Caritas la Chiesa cerca di educare la comunità cristiana ad assumersi la responsabilità del fratello che soffre. Certo l’attività viene declinata a seconda dei particolari bisogni che sono presenti nei diversi momenti.

Cosa si intende per “sistema” Caritas?
Per “sistema” Caritas intendiamo tutti i soggetti che sono coinvolti in questa attività. Un insieme di Fondazioni e cooperative in cui operatori e volontari vanno incontro all’altro e ai suoi bisogni.

Com’è strutturato?
La Caritas è un ufficio della Curia ed è presente sul territorio attraverso le parrocchie. Tra le sue attività ci sono dunque i Centri di ascolto e l’Osservatorio sulle povertà, ma anche dei servizi che richiedono una personalità giuridica e del personale. Inizialmente c’era un unico soggetto la Fondazione Caritas Ambrosiana, che si occupava dal punto di vista amministrativo delle attività della Caritas. Oggi in essa sono collocati ancora gli uffici amministrativi e i principali servizi, ma è stata affiancata anche da altri soggetti che hanno caratteristiche statutarie proprie e specializzate. La “Fondazione San Carlo”, che si occupa dell’inserimento dei lavoratori tra le fasce più deboli della popolazione e di aiutare queste persone nella ricerca di un alloggio. La “Fondazione Casa della Carità”, nata da poco, che si occupa dell’accoglienza dei senza fissa dimora, immigrati e Rom. La Fondazione San Bernardino che si occupa di indebitamento e prevenzione dell’usura. E, infine, l’Associazione volontari che è impegnata nell’inserimento dei volontari nelle diverse attività della Caritas.

Ci sono altri soggetti oltre a questi?
Una grandissima parte delle attività viene poi svolta dalle cooperative che si occupano di particolari aree di bisogno, come per esempio la cooperativa “Filo d’Arianna” legata al tema dell’handicap e del disagio psichico.

Qual è la modalità di intervento della Caritas davanti a un bisogno della realtà sociale?
Innanzitutto l’osservazione, poi da questa nasce l’interrogarsi della comunità e quindi si sviluppa la risposta attraverso il coinvolgimento di professionalità specifiche e di volontari. Importantissimo è il legame continuo con il territorio. Gli operatori presenti nelle parrocchie sono in continuo dialogo con la sede diocesana. Questo avviene per un duplice motivo: da un lato si vuole garantire un’adeguata formazione e un intervento specifico degli operatori, dall’altra è necessario monitorare costantemente i bisogni propri di ogni singola realtà per modulare gli interventi nel modo giusto. Tra i servizi per esempio ce ne sono alcuni nati per far fronte a emergenze specifiche, come il Sai, lo sportello di assistenza agli immigrati, e il Sam, il servizio di accoglienza milanese dei senza fissa dimora. Altre volte si tratta di servizi nati nell’emergenza e rimasti con il passare dei decenni, per esempio le case per i malati di Aids.

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