Redazione

di Gabriele Albertini
sindaco di Milano

Negli ultimi anni la società, i mass media, i politici, le persone che si occupano professionalmente dell’educazione dei giovani hanno focalizzato la loro attenzione sul ruolo svolto dagli Oratori. Quanto più progredisce la ricerca nel campo della formazione dei ragazzi, tanto più si riscopre il modello degli Oratori. Un modello “antico”, punto di riferimento per generazioni di bambini e adolescenti. Tutto ciò si deve alla consapevolezza del capitale educativo che si concentra negli Oratori e al loro forte radicamento nel territorio. Essi costituiscono un ponte tra la Chiesa e la parte più viva della collettività: i bambini, i ragazzi, i giovani, cioè coloro che hanno maggiormente bisogno di orientamento e sostegno, ma che allo stesso tempo costituiscono la risorsa più importante per il nostro futuro.

Nel tumultuoso universo giovanile l’Oratorio è un punto fermo, rappresenta un elemento di stabilità: una proposta concreta, il luogo dove condividere con i coetanei un percorso di crescita non solo cristiana, l’occasione per un’esperienza di vita vissuta con un ruolo attivo. Un altro “dove”, oltre la scuola, la famiglia, lo sport. Un luogo fisico ma soprattutto un luogo spirituale.

Tuttavia non possiamo limitarci a esprimere la nostra ammirazione. Essere solo spettatori di qualcosa che diamo per scontato e la cui esistenza ci è utile non basta, anzi, per noi amministratori – e per gli insegnanti, per i genitori – sarebbe un errore. Dobbiamo impegnarci concretamente perché l’opzione rappresentata dall’Oratorio diventi sempre più valida, proficua, aperta, capace anche oggi di soddisfare il bisogno di divertimento dei ragazzi e le loro esigenze profonde.

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