Nata nel 2006 su impulso della Caritas decanale, è gestita dalla associazione «Il germoglio». Dallo scorso anno ha raddoppiato il servizio con una nuova sede nel cuore della città

locanda del samaritano Alvaro Cappellini Cropped
Alvaro Cappellini davanti all'ingresso della Locanda del Samaritano

di Daniela REGONESI e Filippo MAGNI

Apre alle 20, tutte le sere, sette giorni alla settimana, per tutto l’anno.  Accogliendo persone che, altrimenti, non saprebbero dove dormire. È la «Locanda del samaritano» di Treviglio, struttura inaugurata nel 2006 dal diacono Alvaro Cappellini su impulso della Caritas decanale e gestita dall’associazione «Il germoglio». Lo scorso anno ha raddoppiato il servizio, senza cambiare la propria missione: assicurare una risposta ai bisogni primari (doccia, vitto, alloggio) e offrire la possibilità alle persone in difficoltà di sperimentare un primo contatto con la rete dei servizi pubblici o privati disponibili sul territorio. Vi si rivolgono soprattutto persone senza fissa dimora, ma anche chi si trova improvvisamente e per diversi motivi senza abitazione.

La struttura storica, messa a disposizione dal Comune, si trova in via Del Maglio, in zona semiperiferica ed è riservata alle donne e alle famiglie: può ospitare 8 persone. Gli ambienti inaugurati di recente, riservati solo agli uomini, hanno 10 posti letto e si trovano in locali della parrocchia a pochi metri dalla Basilica di San Martino. «È stato significativo – commenta il prevosto mons. Norberto Donghi – stabilire in centro la Locanda, accanto alla piazza centrale di Treviglio». È, d’altra parte, «un’indicazione del magistero del Papa – aggiunge – che ci esorta a portare al centro le periferie esistenziali. In questo caso lo abbiamo fatto anche fisicamente». Si è trattato, aggiunge, «quasi di una provocazione che ha aiutato il servizio a farsi conoscere. Non è indifferente il luogo dove si stabilisce un’iniziativa.  Anche le istituzioni, per certi versi, se ne fanno carico in modo diverso».

Andare in centro «è stata per noi una scelta pesante, forte – spiega Patrizia Scotti, presidente de “Il germoglio” – ma volevamo dare un messaggio altrettanto forte e concreto. La reazione alla notizia è stata un po’ negativa, per chi abita lì vicino, ma in realtà abbiamo avuto solo un paio di episodi sgradevoli da parte di qualche ospite». Per accedere alla Locanda, i fruitori presentano domanda il lunedì presso il centro Ascolto Caritas. «Ai nuovi utenti – precisa Scotti – è permesso rimanere una settimana, agli abituali al massimo fino a un mese. Accettiamo solo persone con regolare permesso di soggiorno». La struttura è sempre aperta grazie a due operatori regolarmente assunti che si alternano durante la settimana. Comprende cucina, dispensa, zona pranzo e angolo tv, due bagni con docce e tre camere con dieci posti letto. Gli ospiti, che arrivano alle 20 per la cena, appartengono a diverse nazionalità e religioni, perciò viene offerta loro un’alimentazione standard che vada bene per tutti. Hanno tempo libero fino alle 22 e il mattino successivo entro le 7.30 devono lasciare liberi i locali.

La realtà della Locanda ha trovato negli anni terreno fertile per aprirsi anche all’esterno, coinvolgendo diverse realtà, tra cui l’oratorio. «All’inaugurazione – racconta la presidente – hanno partecipato i ragazzi del gruppo preadolescenti. In occasione del Natale quelli di prima e seconda media hanno donato biancheria intima e alimenti a lunga conservazione. I ragazzi di terza media, invece, una volta al mese offrono il loro servizio il mercoledì, accompagnati da un educatore; aiutano ad apparecchiare, cenano con gli utenti, sparecchiano e alle 21 sono liberi». Treviglio è città ricca di scuole di ogni ordine e grado. Il valore della Locanda è riuscito a varcare anche le porte delle aule. Ad esempio, ricorda Scotti, «le classi prime e quarte dell’istituto tecnico Archimede hanno visitato la nuova Locanda in orario scolastico e una classe seconda si è offerta per il servizio serale del lunedì, accompagnata da un insegnante». Poteva essere un’esperienza limitata ad una sera, aggiunge, «invece i ragazzi hanno chiesto di poter continuare a venire. Mi ha stupito la solidarietà: i giovani hanno bisogno di vivere questi valori in prima persona, di mettersi in gioco, hanno voglia di fare, non hanno paura, dialogano». Da lì l’idea di attivare, ora allo studio insieme alla Caritas, un posto «di Servizio civile per poter offrire, in futuro, un servizio diurno o pomeridiano che, soprattutto in inverno, possa garantire riparo e un tè caldo a chi è per strada dalla mattina alla sera».

Forse anche la realtà che ci si trova ad affrontare stupisce, rispetto ai pregiudizi che serpeggiano, come spiega Scotti: «Tra gli ospiti c’è una persona anziana e sola trevigliese, c’è un marocchino single, c’è l’egiziano che ha lasciato la famiglia a casa. Nessuno chiede la carità, la prima cosa che chiedono, dal primo all’ultimo, è un posto di lavoro, per questo vorremmo dotarci di un pc con una connessione web, in modo da supportarli nella redazione del curriculum vitae e nella ricerca».

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