Redazione

Una vocazione a stare in mezzo ai musulmani. È la vita di padre Maurizio Borrmans, fin da ragazzo affascinato dalle storie di francesi in paesi islamici: de Foucauld, Psichiari, Massignon alcuni di questi. Il religioso è stato missionario nell’Africa del nord, viceparroco in Bahrein, insegnante a Roma.

Maurizio Borrmans dei Padri Bianchi missionari d’Africa si presenta da solo, così: «Per dire il luogo di nascita gli arabi dicono: il luogo dove cade la testa. E la mia testa è caduta a Lille nel nord della Francia nel 1925. La mia vocazione a lavorare nel mondo musulmano è stata favorita dalla lettura, quando ero ragazzo, di libri di persone che avevano vissuto in Paesi musulmani, primo tra tutti il beato Charles de Foucauld. Mi aveva colpito il resoconto del suo viaggio in Marocco. Mi avevano molto interessato i libri di Ernest Psichari, ufficiale dell’esercito francese nel Sahara, che raccontava di aver trovato la fede cristiana discutendo con i suoi soldati musulmani.
Così anche Louis Massignon, che ritrovò la fede risalendo il Tigri nell’attuale Irak nel 1908. E gli scritti del cardinale Lavigerie, fondatore della famiglia religiosa alla quale anch’io appartengo. Così, subito dopo la guerra sono andato ad Algeri per iniziare la formazione religiosa; poi gli studi teologici in Tunisia e dal 1949 ho scelto di lavorare tra i musulmani dell’Africa del Nord, dove non era e non è ancora il tempo dei battesimi, ma era ed è il tempo dell’avvicinamento culturale, del dialogo. Ho studiato l’arabo dal ’49 al ’51, poi per tre anni ho frequentato l’Università di Algeri e dal ’54 ho iniziato l’insegnamento.

Nel ’64 mi sono ritrovato a Roma a insegnare al Pisai (Pontificio Istituto di studi arabi e islamistica) per aiutare i cristiani a capire il mondo musulmano. Massignon, il grande orientalista cattolico, diceva che per capire l’altro bisogna diventare suo ospite. Sono stato nominato Consultore del Segretariato per le religioni non cristiane, voluto da Paolo VI nel ’64. E questo mi ha permesso di essere coinvolto in molti incontri islamo-cristiani.

Dall’81 all’84 sono andato come viceparroco nel Bahrein, tra Kuwait e Qatar, a servizio di ventimila cattolici di tutti i Paesi del mondo immigrati in uno Stato che conta 500 mila musulmani arabi. Così ho visitato quei Paesi, compresa l’Arabia Saudita, naturalmente con la cravatta e non in clergyman. Paesi che per 14 secoli non hanno mai visto una presenza cristiana. Nell’84 sono tornato in Italia. L’anno successivo ho avuto il privilegio di poter partecipare alla redazione del famoso discorso di Papa Giovanni Paolo II ai giovani musulmani di Casablanca, un testo fondamentale.

Ricordo anche che i miei documenti sono finiti sulla scrivania del cardinale Martini mentre scriveva nel 1990 il discorso per la vigilia di Sant’Ambrogio “Noi e l’Islam”. Questo il mio cammino, non ancora concluso. Da due anni mi trovo a Lione, dove abbiamo una casa che accoglie i Padri reduci dall’Africa. Siamo in nove ed essendo ancora abbastanza valido continuo a lavorare».

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