Redazione

Il 6 dicembre 1990, nel tradizionale “Discorso alla città”, l’arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini si rivolge ai fedeli invitandoli a incontrare e dialogare con gli islamici. Accoglienza, attenzione ai bisogni primari e consonanze: queste le linee guida indicate da Martini.

di Giampiero Alberti

La Diocesi di Milano ha intrapreso un cammino verso il dialogo interreligioso, in particolare con i musulmani, già dai primi anni dell’immigrazione in Lombardia nel 1970. Il cardinale Martini, arcivescovo di Milano, nell’ormai lontano 6 dicembre 1990, in un memorabile discorso alla città “Noi e l’Islam” aveva dato le linee direttive per orientare il cammino verso l’incontro e il dialogo nelle varie sfaccettature; linee che l’esperienza fa ritenere molto valide e sempre attuali. Partendo da “Genesi 21” quel discorso portava a vedere la benedizione di Abramo anche ad Agar ed Ismaele come l’inizio di quel popolo che oggi si rifà al profeta della Mecca.

Si partiva dall’accoglienza, all’attenzione dei bisogni primari di questi fratelli, da parte dell’autorità civile ed ecclesiastica. Si parlava di integrazione partendo dagli aspetti giuridici alla conoscenza della lingua, della cultura, che separa le norme civili da quelle religiose. Veniva sottolineato che doveva esserci anche un dialogo interreligioso e, partendo dai testi conciliari: Vat. II “Lumen Gentium” cap.12 e “Nosta Aetate”, questa religione veniva letta come una fede che aveva aiutato centinaia di milioni di uomini a rendere a Dio un culto onesto e sincero e insieme a praticare la giustizia.
Riconoscendo le sfide che la società moderna europea poneva all’islam ( diritti internazionali degli uomini, libertà, distinzione tra politico e religioso, ecc), veniva sottolineato quale dovesse essere il cammino della Chiesa. Da distinguersi il dialogo interreligioso in generale e quello tra singoli credenti.

Sul secondo modo di incontro si diceva che pur nelle difficoltà di tutti i credenti era quello più a portata di tutti. Si invitavano i cristiani all’accoglienza dando la motivazione chiara fondata sul linguaggio della carità comprensibile a tutti, ricercando insieme l’obiettivo della tolleranza e della mutua accettazione, mostrando la critica cristiana al consumismo, all’indifferenza e al degrado morale.
Soprattutto si invitava alla riflessione sull’esperienza religiosa che sa leggere il cammino dell’uomo nel mondo nella vera laicità. E nell’invito ad affrontare con competenza e lungimiranza queste sfide si evidenziava altresì la responsabilità dell’ “annuncio cristiano” ai musulmani, senza proselitismo, distinguendo tra dialogo ed annuncio.

Il dialogo che partiva da punti comuni doveva sforzarsi di allargarli, cercando ulteriori consonanze, tendendo all’azione comune nei campi in cui è possibile subito una collaborazione, come sui temi della pace,della solidarietà e della giustizia. L’annuncio è la responsabilità gioiosa di offrire il tesoro più caro per il cristiano che è la croce, il mistero di un Dio che si dona nel suo Figlio, fino ad assumere su di sé il nostro male e quello del mondo perché ne veniamo liberati.

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