Redazione

Per monsignor Comastri l’Eucaristia è l’antidoto alla solitudine e all’egoismo che caratterizza la società senza Dio. Occorre, ha detto, «lasciar entrare Dio nella nostra vita».

«La domenica è un tesoro in gran parte da riscoprire nella società in cui stiamo vivendo». E’ quanto ha affermato, ieri, mons. Angelo Comastri, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, nella sua relazione di ieri sera al Congresso eucaristico nazionale. «In occasione del Giubileo del 2000, da più parti – ha aggiunto il presule – venne sottolineato questo paradosso: mentre noi cattolici celebravamo la pienezza del tempo, la società soffriva per una lacerante percezione di vuoto del tempo e dell’insignificanza della vita». Per mons. Comastri, «questa insignificanza è un fatto nuovo nella società, una patologia che nel ventesimo secolo è diventata una epidemia».

In realtà, ha osservato mons. Comastri, «la ragione umana, staccata dalla fede in Dio, non riesce a trovare il senso della vita. L’uomo crede di essere padrone di tutto e di bastare a se stesso. Noi credenti ci domandiamo perché non riusciamo a trasmettere una risposta agli interrogativi dell’uomo contemporaneo, ma, in effetti, non c’è apostolato quando ci sono i piani di apostolato. C’è apostolato quando ci sono gli apostoli» che sono «chiamati ogni domenica a rinnovare l’esperienza del tempo “pieno di Dio”, per raccontarla a tutti con una vita riempita di risurrezione».

La domenica come dono e non come precetto: con questa conclusione, mons. Angelo Comastri ha illustrato i punti essenziali della sua “ricetta” per riscoprire il valore della domenica. Il primo è vivere «la partecipazione comunitaria all’Eucaristia, che è il cuore della domenica, come privilegio. Di conseguenza – ha sottolineato – i cristiani dovrebbero desiderare, con tutto il cuore, di vivere questo momento, cercandolo come si cerca l’amore».

Èanche indispensabile, a giudizio del presule, «ridare ai cristiani la consapevolezza che il tempo acquista un senso solo quando è vissuto come “kairòs”, ossia come opportunità di rispondere all’amore sovrabbondante di Dio. Il giorno del Signore è l’esplosione di un bisogno d’amore che deve restare acceso nell’intera settimana: perciò, la domenica deve essere segnata da opere di carità, in serena ma decisa alternativa alla domenica pagana, che si sta costruendo con i suoi “riti” e le sue “assemblee”».

No anche alla partecipazione abituale in modo isolato all’Eucaristia «perché è tradire il senso della domenica», mentre «il radunarsi per l’Eucaristia è l’antidoto alla solitudine e all’egoismo che caratterizza la società senza Dio. Ciò che conta – ha concluso mons. Comastri – èlasciar entrare Dio nella nostra vita».

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