Fabrizio Zaggia, suo docente di religione al Leone XIII: «Aveva la capacità di coinvolgere i compagni nei progetti che ideava e realizzava»

di Luisa BOVE

Fabrizio Zaggia
Fabrizio Zaggia

Alla celebrazione di beatificazione di Carlo Acutis il 10 ottobre ad Assisi saranno presenti anche tre insegnanti del Leone XIII, la scuola che ha frequentato fino a pochi giorni prima di morire, e un compagno di classe. Ne parliamo con Fabrizio Zaggia, docente di religione e responsabile di tutte le attività di volontariato del liceo, che ha conosciuto Carlo in quarta ginnasio, quando per la prima volta ha messo piede alla scuola gestita dai gesuiti.

Cosa ricorda di lui in particolare?
Era un ragazzo normale, sempre allegro, determinato, competente a livello informatico, con le idee molto chiare sul valore e il significato della vita. Quello che ricordo di più e porto nel cuore è come Carlo abbia saputo coinvolgere la classe in un progetto di volontariato, invitando a scuola anche una persona che lui conosceva e che era in carrozzina. Il Ciessevi (Centro servizi volontariato di Milano, ndr) aveva lanciato un concorso per le scuole dal titolo “Spot sul volontariato”. Il messaggio di Carlo era che la vita, da qualsiasi parte la si guardi, è sempre meravigliosa. Il progetto è stato ideato e realizzato da Acutis. che ha fatto le riprese durante alcune mie ore di lezione e poi un mercoledì pomeriggio. Quando poi, oltre ai suoi compagni, altre classi hanno aderito al progetto, Carlo ha assemblato tutti i video da presentare il lavoro al Ciessevi. Ora su Youtube e sulla pagina Facebook del Leone è visibile il video inedito.

Ti è capitato di conoscerlo anche al di fuori dalla scuola?
Quello che Carlo faceva fuori sono venuto a saperlo in seguito dalla mamma e da monsignor Poma, parroco a Santa Maria Segreta. Carlo si era molto lanciato sull’aspetto del volontariato, tanto che durante l’estate aveva iniziato a lavorare anche alla realizzazione di un sito sul volontariato da inserire su quello del Leone XIII. Purtroppo questa parte non l’ho mai vista, me ne aveva parlato alla fine di settembre, ma poi la sua situazione sanitaria è precipitata (è morto il 12 ottobre 2006, ndr).

La sua fede emergeva anche a lezione?
La sua fede emergeva dal modo stesso che aveva di stare con i compagni. Ricordo che dopo una lezione durante la quale aveva fatto interventi molto belli, l’ho comunicato a padre Roberto Gazzaniga, che all’epoca era responsabile della pastorale. Carlo, gli dicevo, ha dentro qualcosa di grande, vale la pena stargli dietro e conoscerlo maggiormente perché ha una marcia in più. Padre Roberto entrava in ogni classe, parlava con tutti i ragazzi, li incontrava anche solo dieci minuti nel suo studio.

Oggi a scuola si parla ancora di Carlo? Gli studenti chiedono di lui?
Nelle prossime settimane affronterò l’argomento con tutte le classi, comunque la sua figura suscita curiosità, anche alle medie. Ne parlavo di recente con il collega Luca Diliberto che, pur non avendolo avuto come alunno, mi ha detto che i suoi ragazzi gli chiedono chi era Carlo e cosa faceva.

Allora pronti a partire per Assisi?   
Sì. Oltre a noi verranno anche quattro ragazzi del liceo insieme a padre Eraldo Cacchione, responsabile nazionale della pastorale di tutti i collegi ignaziani, che faranno da cronisti per un progetto di “scuola di giornalismo” attivata nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro.

 

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