Solenni celebrazioni in città e ad Aquileia. Il nuovo Arcivescovo ha incontrato il mondo del lavoro e della sofferenza, i giovani e i religiosi e ha pranzato in una mensa dei poveri

Redaelli a Gorizia

Tre giorni densi di appuntamenti hanno caratterizzato l’ingresso nell’Arcidiocesi di Gorizia di monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, già Vicario generale della Diocesi di Milano.

Il nuovo Arcivescovo ha tenuto il suo primo incontro nel pomeriggio di sabato 13, a Monfalcone, con i rappresentanti del mondo del lavoro. Le testimonianze che gli sono state presentate hanno sottolineato la difficoltà che l’economia isontina sta vivendo, ma anche la realtà di chi è qui giunto da Paesi lontani alla ricerca di un futuro meno incerto per la propria esistenza. A tutti l’Arcivescovo ha espresso la prossimità non scontata o retorica, ma partecipe di quella Chiesa di cui essi stessi sono parte fondamentale. Alla sera, nel Duomo di Cervignano, sono stati i giovani ad accogliere e dialogare con monsignor Carlo. Nelle sue mani hanno deposto le paure e i problemi della loro età, ma anche le perle della loro vita e le loro speranze; hanno ricevuto un incoraggiamento di fiducia e di speranza.

La giornata di domenica si è aperta a Cormons, nel Santuario di Rosa Mistica: al centinaio di Suore della Provvidenza ospitate nella struttura monsignor Redaelli ha affidato in modo particolare la preghiera per le vocazioni sacerdotali. A Medea gli sono stati quindi presentati i progetti e l’attività dell’istituto psicopedagogico “Villa Santa Maria della Pace”: monsignor Redaelli si è intrattenuto con i ragazzi, i volontari e il personale e ha rilevato l’importanza di un’esperienza capace di adeguarsi con intelligenza al mutare dei tempi, rinnovando la propria offerta educativa e assistenziale nella fedeltà ai valori con cui fu fondata.

Nel pomeriggio si è svolta la parte ufficiale dell’ingresso in diocesi. Il primo atto è stato ad Aquileia, nella basilica madre delle Chiese dell’Europa centro-orientale: i gesti di venerare le reliquie dei martiri e di indossare la croce e l’anello donati dall’imperatrice Maria Teresa al primo arcivescovo di Gorizia nel 1752 hanno reso anche visibile il senso della successione apostolica. Una catena di cui monsignor Carlo è oggi il nuovo anello di una serie che trae il proprio inizio nei primi secoli del Cristianesimo. Significativa la presenza dei delegati delle Chiese serbo-ortodossa, rumeno-ortodossa e greco-ortodossa, insieme a tanti ammalati in carrozzina.

Dalla cittadina romana il presule si è spostato a Gorizia per la solenne celebrazione in cattedrale: presenti una decina di vescovi e un centinaio di sacerdoti, monsignor Redaelli ha ascoltato la lettura della Bolla papale e ha ricevuto il pastorale da parte dell’amministratore apostolico, monsignor DeAntoni. Al termine l’incontro con i suoi nuovi fedeli e il saluto al folto gruppo proveniente dall’Arcidiocesi di Milano, guidato dal vescovo ausiliare e Vicario generale monsignor Delpini.

Lunedì è iniziato, significativamente, con la messa celebrata nella Cappella della Comunità sacerdotale insieme ai presbiteri ospiti della casa; monsignor Redaelli ha quindi pranzato insieme a quanti giornalmente fanno riferimento alla mensa dei Cappuccini di Gorizia. Nel pomeriggio l’incontro con le Religiose e i ragazzi dell’Istituto “Sacra Famiglia” gestito dalle Suore scolastiche francescane di Cristo Re e con il mondo della sofferenza nell’ospedale civile cittadino.

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