Redazione

«L’alleanza tra queste due realtà è possibile e reciprocamente
benefica», ha sottolineato il Cardinale, rivolgendosi a presidenti,
giunte e consigli dei Coni di Milano, Lecco e Varese e chiedendo
attenzione per gli oratori e i sodalizi cristianamente ispirati

di Mauro Colombo

«Quanti sport sono rappresentati qui? Magari ne trovo uno adatto a me…». Una battuta, quella del cardinale Dionigi Tettamanzi, per sottolineare il carattere famigliare dell’appuntamento a cui l’Arcivescovo ha invitato i rappresentanti delle istituzioni sportive attive nel territorio ambrosiano. Un incontro «insolito, ma per questo più simpatico» con presidenti, giunte e consigli dei Comitati provinciali del Coni di Milano, Lecco e Varese.

Un’occasione per ribadire l’attenzione pastorale dell’Arcivescovo al mondo dello sport, come ha sottolineato nella sua introduzione don Massimiliano Sabbadini. Impegnato nel terzo anno del Percorso pastorale diocesano a sollecitare un rapporto sempre più stretto tra Chiesa e società, il Cardinale ha rilevato come lo sport occupi «uno spazio importante» nella vita quotidiana, anche nella nostra Diocesi.

Quella tra il cristiano e lo sport è «un’alleanza, oltreché possibile, anche reciprocamente benefica», considerati i valori «di umanità, ma anche di spiritualità» che lo sport sa intrecciare. Lo segnalava, già alcuni anni fa, la nota dei vescovi italiani Sport e vita cristiana, che proprio l’allora monsignor Tettamanzi, segretario della Cei, presentò al Coni a Roma.

L’Arcivescovo ha ringraziato i dirigenti presenti per l’impegno e la fatica spesi per assolvere a una responsabilità «organizzativa e amministrativa, ma anche formativa, perché ha come obiettivo l’uomo nella sua integralità». Tettamanzi è ricorso a un concetto che gli è caro: «Non è l’uomo per lo sport, ma lo sport per l’uomo». «Un ideale che sento da voi condiviso», ha aggiunto.

Ha poi avanzato tre richieste specifiche. La prima: guardando al territorio, non dimenticare gli oratori e le associazioni sportive cristianamente ispirate. La seconda: considerare un arricchimento la presenza di rappresentanti di queste realtà all’interno delle istituzioni sportive. La terza: allargare l’orizzonte delle relazioni anche ad altre culture e sensibilità.

Punti su cui il presidente del Coni di Milano, Filippo Grassia, ha inteso rassicurare l’Arcivescovo, segnalando in particolare la presenza di Massimo Achini, presidente del Csi milanese, nella Giunta provinciale quale rappresentante dello “sport per tutti”. Grassia ha dato atto dell’opera fondamentale svolta dagli oratori («lì si impara la “corsa della vita”») sul fronte dell’aggregazione e dell’educazione al rispetto delle regole, alla lealtà, alla correttezza.

Per il loro impegno volontario, gratuito e appassionato a beneficio degli altri, Grassia ha definito i dirigenti del Coni «pastori dello sport». Un’idea ribadita dal presidente del Coni varesino Fausto Origlio: «Per libero convincimento e per spirito di servizio dedichiamo tempo, risorse ed energie a far crescere persone, prima che atleti. Una sfida che abbiamo raccolto con animo da pionieri e siamo contenti – ha concluso rivolgendosi all’Arcivescovo – di averla come compagno di viaggio».

Decisamente più colloquiale il tono del presidente del Coni lecchese Pinuccio Castelnuovo, indirizzatosi al Cardinale con un semplicissimo «don Dionigi». Ex presidente dei Ragni, Castelnuovo ha invitato l’Arcivescovo ad affrontare qualche escursione insieme a lui: «La montagna ci avvicina a Dio». «Ci penserò – ha replicato Tettamanzi -, il mio medico mi dice che faccio una vita troppo sedentaria…».

Fornendo il dato numerico dello sport lombardo – un milione e 100 mila tesserati, 70 mila dirigenti, 12 mila società -, il presidente del Coni regionale Pino Zoppini ha messo in rilievo l’impegno di costruire, «soprattutto attraverso la scuola», nuove generazioni formate a una cultura sportiva che recuperi valori ultimamente messi in discussione.

Spazio anche per due auspici: quello di Paolo Conti, presidente del Comitato Paraolimpico regionale, perché si realizzi il sogno di vedere gli atleti diversamente abili gareggiare insieme ai normodotati; e quello di Felice Camesasca, fiduciario per il Coni della futura Provincia di Monza e Brianza, affinché il nuovo ente territoriale sia all’altezza del suo ruolo anche in ambito sportivo.

«Questi interventi dimostrano la qualità del vostro impegno – ha concluso l’Arcivescovo -. Ripensando al volume che raccoglie i miei discorsi sullo sport, Sportivi uomini veri, penso che la frase si possa tranquillamente ribaltare: Uomini sportivi veri. L’alleanza tra queste due realtà è indissolubile. Grazie per la vostra testimonianza in questo senso».

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