Presenza pubblica del Cristianesimo e pluralità delle fedi: temi al cuore dell'Anno Costantiniano

di monsignor Luca BRESSAN
Vicario episcopale

copertina 'Il campo è il mondo'

«Un altro importante segnale della vitalità della nostra città ci è venuto dall’“anno costantiniano” tuttora in atto. La ricchezza di iniziative […] ci ha dato la possibilità di approfondire sia il tema del rapporto tra le diverse fedi, legato alla natura interreligiosa e interculturale della nuova Milano, sia quello della libertà religiosa che oggi esige di essere ripensata soprattutto a partire dalla natura plurale della nuova metropoli ». Così il nostro Arcivescovo parla nella lettera pastorale (al punto 1a) della celebrazione dell’anno costantiniano in corso.

Ieri si è chiuso il convegno filosofico-teologico a cui era stato affidato come obiettivo l’approfondimento della questione centrale emersa durante la celebrazione: come pensare oggi quella libertà religiosa che l’Editto di Milano sembra almeno inizialmente delineare anche se in modo incoativo e sotto forma di “inizio mancato”.

I lavori hanno permesso di mostrare come la libertà religiosa sia veramente il perno attorno al quale non soltanto costruire il tessuto della società umana, ma anche la possibilità per l’uomo di oggi di accedere al significato ultimo della sua presenza al mondo e del suo agire. La sintonia e l’accordo che si è creato tra i vari relatori, via via che i lavori procedevano, ci ha permesso di scoprire che davvero è possibile costruire un contesto non soltanto ecumenico ma anche interreligioso dentro il quale riuscire a pensare l’uomo, la sua natura, il suo destino, in modo condiviso e partecipato. E il centro di questa “sinfonia” (come l’ha definita un teologo ortodosso relatore al convegno), il motore di questo nuovo modo di vivere la cattolicità è stato proprio il concetto di libertà religiosa, così come il decreto Dignitatis Humanae ci ha aiutato a comprenderlo. Una libertà che si dà proprio all’interno del modo che noi cristiani abbiamo di concepire la verità: una verità non relativistica ma relazionale, che si comunica secondo la forma della metafora sponsale, quella di un Dio che crea l’uomo libero perché possa rispondere con un assenso libero al suo gesto di amore che lo crea e lo cerca.

Così intesa, la libertà religiosa non è uno strumento, ma è un modo di pensare l’identità umana. Non c’è libertà religiosa senza ontologia dell’alterità, senza apertura dell’uomo alla trascendenza, senza visione della società umana come luogo in cui tessere legami di comunione e di solidarietà.

Il convegno – momento conclusivo dell’anno costantiniano – ci ha permesso di comprendere sino in fondo la fecondità della celebrazione di un anniversario che non ci ha rinchiuso nella rievocazione archeologica di un passato che non c’è più, ma ci ha spinto a creare strumenti per abitare in modo maggiormente consapevole le sfide di una presenza pubblica del cristianesimo nella società e nella cultura odierna.

da Avvenire, 19/10/2013

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