Redazione

di Marta e Sonia

L’agosto scorso don Giuseppe, il responsabile dell’oratorio della nostra parrocchia, Santo Spirito, ha organizzato un viaggio missionario in Zambia con un gruppo di dieci ragazzi. Abbiamo vissuto per tre settimane nella missione fidei donum di Mazabuka, nella parrocchia Our Lady of Assumption, dove don Maurizio aiutato da Paolo, il missionario laico che vive lì da tre anni, opera senza sosta per la sua comunità.

Durante questa esperienza abbiamo vissuto nella Community House, una casa dove le persone come noi, che arrivano fermandosi chi per qualche settimana, chi per un po’ di mesi e alcuni ragazzi della parrocchia vivono insieme, con un grande viavai di gente, in uno spirito di armonia e collaborazione. Abbiamo avuto così l’opportunità di conoscere altri volontari e insieme a loro abbiamo potuto gustare lo spirito della missione condividendo a trecentosessanta gradi con la gente, la vita quotidiana: la messa, i pasti, le attività scolastiche, quelle ricreative, le visite ai malati, i momenti di preghiera e quelli di festa.

Abbiamo partecipato più volte, infatti, alle prove del coro, al quale loro tengono molto, perché questo è un momento particolare in cui i ragazzi si possono incontrare ed ognuno in base alle proprie capacità può collaborare per la buona riuscita della messa. L’attenzione per ogni minimo dettaglio riguardante la preparazione della messa rivela la loro profondissima fede, che a volte manca nella società di oggi.

Dato che non solo la musica è un tramite per poter trascorrere dei momenti insieme imparando, ma anche l’arte stessa, allora don Maurizio ha creato una scuola d’arte, dove i ragazzi possono mettere in pratica diversi interessi e capacità artistiche che hanno.

Ma parlando di scuola non possiamo dimenticare la Luyobolola Community School, dove di pomeriggio abbiamo dato una mano ai bambini con i diversi laboratori di lettura, durante i quali abbiamo imparato insieme a loro qualcosa di importante che riguarda tutto il mondo: ognuno di noi ha bisogno degli altri e se ci aiutiamo reciprocamente con affetto potremo scoprire quanta bellezza ciascuno di noi ha dentro di sé.

Abbiamo collaborato anche con i responsabili della comunità per l’organizzazione dell’oratorio estivo e, nonostante fossimo abituati a occuparcene qui a Milano, siamo rimaste scioccate… c’erano più di 700 bambini! Chi di strada e chi invece più fortunato, ognuno con una storia diversa, ma con gli stessi occhi che chiedevano affetto e pensare che un semplice abbraccio e un sorriso bastino per rendere felice un bambino, ci fa riflettere sulla realtà che viviamo ogni giorno, costellata di vizi e futilità.

Bambini senza casa, senza famiglia, ragazzi abbandonati a se stessi che don Maurizio accoglie dando loro una casa, tanto affetto e un futuro. È così che è nato il progetto arche, cinque case autogestite che ospitano ognuna dieci ragazzi orfani o con problemi famigliari. In ogni arca viene nominato uno “zio” (in genere il ragazzo più responsabile) che si prende cura degli altri come in una vera famiglia. L’idea della famiglia è infatti alla base della missione che don Maurizio e Paolo guidano secondo l’amore di Dio.

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