Redazione

Cristina e Giovanni sono rientrati in Italia 5 anni fa dopo un’esperienza missionaria in Camerun. Oggi il loro impegno è a Paderno Dugnano.

di Cristina e Giovanni Giuranna

Sono passati cinque anni dal nostro rientro dal Camerun e l’impegno per la missione continua, anche se in forme diverse. A Garoua eravamo laici missionari fidei donum della diocesi di Milano e ci occupavamo di pastorale familiare; qui siamo cristiani, dunque missionari, nell’hinterland di Milano a Paderno Dugnano.

L’invito dell’Arcivescovo – “Famiglia comunica la tua fede!” – ci incoraggia a rinnovare nella situazione di oggi l’esperienza missionaria svolta in Africa. Abbiamo le nostre professioni: infermiera professionale all’ospedale di Garbagnate Milanese (Cristina) e insegnante di religione in una scuola media di Milano (Giovanni).

Abbiamo tre figli: Paolo (8 anni), Elisa (4) e Luca, che è nato nel 2005 ed è morto pochi giorni dopo per una grave malformazione al cuore. Questa esperienza dolorosa ci ha fatto comprendere meglio la realtà di molte famiglie africane conosciute nella parrocchia di Djamboutou. Ci ha sempre colpito la naturalezza con cui le coppie, presentandosi agli incontri, ricordavano il numero dei loro figli comprendendo anche quelli che erano morti.

Siamo arrivati a Garoua quando Paolo aveva un anno e mezzo, per sostituire Rosaria e Giuseppe Conti che – con i loro bambini Daniele e Maria – avevano avviato il lavoro pastorale con le famiglie. Si trattava principalmente di seguire il cammino dei piccoli gruppi familiari presenti nel quartiere di periferia e negli oltre quaranta villaggi disseminati nel territorio della parrocchia.

La pastorale familiare ha un significato particolare in Africa, dove la Chiesa ama definirsi “famiglia di Dio”. Certo, la realtà vissuta dalle famiglie africane è ben diversa dalla nostra concezione di famiglia, e questo non solo a causa delle condizioni di povertà, ma anche per ragioni culturali. Ce l’ha spiegato bene Jean-Léonard Touadi negli incontri di formazione prima della partenza: «Quando arriverete, non restate legati alla vostra idea ed esperienza di famiglia, quasi fosse l’unica vera. Rimanete aperti e disponibili a camminare con le coppie che incontrerete».

In effetti il rapporto tra uomo e donna o quello tra genitori e figli è vissuto in forme diverse da quelle a cui siamo abituati, come pure la relazione con la famiglia allargata, i rapporti di vicinato, la distinzione dei ruoli, l’organizzazione del lavoro…

Cercando di avere questa attenzione, siamo partiti e ci siamo coinvolti nel cammino della comunità missionaria, composta da tre preti e da altri due laici incaricati di seguire la pastorale dei giovani e i ragazzi di strada. La scelta – per nulla scontata – di condividere i momenti di preghiera, le decisioni pastorali (in piena corresponsabilità) e la cassa comune ci ha fatto sperimentare uno stile che ha molto da dire anche in Italia in vista del rinnovamento della pastorale. Non tutto funzionava bene, ma almeno c’era il coraggio e la disponibilità ad affrontare strade nuove, accettando il confronto fraterno e la fatica della comunione!

Ha ragione il cardinale Tettamanzi quando, presentando la nuova tappa del Percorso pastorale diocesano, ci ha invitato ad affrontare con passione e fiducia gli ostacoli che abbiamo davanti: «Sono obiettivi difficili. […] Le difficoltà sono numerose, non si possono negare. Ma non si possono neppure negare – proprio nell’attuale situazione sociale, culturale, religiosa ed ecclesiale – le non poche e non piccole opportunità che si aprono per l’annuncio del Vangelo. Si tratta di possibilità che ci chiedono l’umile coraggio di scelte e di percorsi nuovi».

A volte, sentendo circolare qualche preoccupazione a proposito della riorganizzazione diocesana e delle nuove comunità pastorali, ci viene da pensare che non abbiamo il senso della misura o, se preferite, dell’autoironia. Messa a confronto con la situazione di tante diocesi africane e con le sfide di vita e di morte che queste devono affrontare quotidianamente, la Chiesa di Milano ha risorse in abbondanza (in termini di preti, religiosi, laici ben preparati, strutture, strumenti, denaro…) per guardare con fiducia al futuro senza farsi prendere dallo sconforto. Occorre però passare dalla retorica del rinnovamento pastorale a piccole scelte di vero cambiamento.

Con questo spirito abbiamo accettato la proposta dell’Ufficio diocesano di Pastorale missionaria a diventare gli animatori missionari del decanato di Paderno Dugnano. Ci sembra significativo che questo nostro servizio cominci proprio quando l’Arcivescovo sprona le famiglie a uscire dalla penombra e a farsi carico con gioia della missione della Chiesa.

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