Nella celebrazione presieduta dal cardinale Scola nella Basilica di Sant’Ambrogio consacrate due nuove appartenenti all'Ordo Virginum della Diocesi

di Simona BRAMBILLA

Ordo Virginum 2012

«Provo sentimenti di gioia e di ringraziamento verso il Signore che mi ha chiamata a lui. Da domani voglio continuare il mio lavoro di sempre, ma in quanto sposa di Cristo mi porrò in un nuovo modo. Apparentemente non cambia niente nella mia vita, torno alle solite abitudini, ma di fatto da oggi il mio percorso è cambiato totalmente e per questo rendo grazia a Dio per la sua infinità bontà». Con queste parole Lucia Pepe, consacrata all’Ordo Virginum, manifesta i sentimenti che prova nel momento in cui pronuncia il suo sì totale al Signore.

La Basilica di Sant’Ambrogio ieri sera era gremita di persone, per lo più parenti e amici di Lucia e dell’altra novella consacrata, Margherita Colombini; tutti accorsi per festeggiare il giorno in cui le due donne sono entrate ufficialmente a far parte dell’Ordine delle vergini, composto in Diocesi da 111 donne (alcune già consacrate e altre in formazione). La celebrazione eucaristica è stata presieduta dall’arcivescovo Angelo Scola, accolto calorosamente dai fedeli e in particolare dalle parole di una consacrata: «Essere qui oggi per noi è motivo di grande gioia, sia perché accogliamo altre nuove vergini nel nostro ordine, sia perché abbiamo l’onore di averla tra noi, Eminenza. Grazie infinite per essere qui e per tutto il lavoro che sta compiendo nella nostra Diocesi».

La celebrazione è stata il culmine di un lungo cammino di discernimento e di preparazione che le due novelle consacrate hanno affrontato in questi anni. Una consacrazione individuale e pubblica, vissuta nel contesto della spiritualità della Chiesa particolare e delle normali condizioni di vita del popolo di Dio.

Nella sua omelia i cardinale Scola ha voluto sottolineare la grandezza della scelta compiuta da Lucia e Margherita: «L’amore si impara attraverso una immedesimazione e cresce attraverso una permanenza, una familiarità con l’Amato. «Tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi – ha detto l’Arcivescovo -. Non c’è amore senza obbedienza, ma senza amore l’obbedienza è servile. Gesù ci ha fatto partecipi di tutto, dell’intero abisso dell’amore di Dio e ci ha scelto per vivere in esso: c’è cosa più con-veniente che corrisponderGli con il nostro sì totale? Se noi lo facciamo, ci verrà sempre più donata l’esperienza della soddisfazione».

Un amore, quello per il Signore che deve prescindere da tutte le difficoltà che si incontrano nella vita terrena, un amore totale. «L’amore verginale che siete chiamate a testimoniare a tutti i battezzati, in particolare agli sposi, realizza il bene oggettivo ed effettivo di sé e degli altri se mantiene un atteggiamento di distanza – ha proseguito il cardinale Scola -. Solo nel distacco si dà vero possesso. L’amore di carità genera in tal modo una circolarità fra gli stati di vita nella Chiesa. “Te solo, al di sopra di tutto”: in questo giudizio di valore e in questa scelta continuamente rinnovata sta la nostra ascesi, il dramma della nostra libertà vissuto giorno dopo giorno. Ogni giorno, infatti, noi siamo tentati di gettare la spugna davanti ai nostri fallimenti, ma il Signore non cessa di pro-vocare la nostra libertà senza travolgerla, con discrezione, come «un mormorìo di un vento leggero». È «lo stile divino», come dice Benedetto XVI.

L’Arcivescovo ha infine voluto fare una raccomandazione alle nuove consacrate, citando le parole pronunciate dal cardinale Martini, scomparso la settimana scorsa: «La grande condizione per assicurare oggettività all’impegno che oggi assumete pubblicamente di fronte alla Chiesa è ben indicata dai Lineamenta dell’Ordo Virginum approvati dal caro cardinale Carlo Maria Martini che ha promosso e accompagnato l’Ordo Virginum con tanta cura lungo tutto il suo ministero: “L’esperienza di amore che la consacrata vive, la spinge a ricercare ovunque il volto del Signore, lasciandosi guidare dalla sapienza della Chiesa che indica modi e occasioni privilegiati in cui realizzare l’incontro”».

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