Redazione

Si chiamano “Gruppi di acquisto solidale”, per gli amici “Gas”. Alla base, c’è l’idea che facendo la spesa in gruppo sia possibile rivoluzionare i propri consumi di famiglia. Come? Naturalmenete all’insegna della solidarieà e con un occhio di riguardo alla qualità dei prodotti e alla loro sostenibilità ambientale Il risparmio, quando c’è, è solo un piacevole effetto collaterale.

di Stefania Cecchetti

A prima vista sembrerebbe solo un modo ingegnoso per risparmiare. Un gruppo di famiglie decide di mettersi insieme, crea contatti con piccoli-medi fornitori sul territorio e acquista in grandi quantità, a prezzi vantaggiosi e saltando i costi della grande distribuzione, olio, pasta, carne, ortaggi, vino, detersivi e quanto riesce a trovare al di fuori dei circuiti del commercio “ufficiale”.

Così sarebbe se ci trovassimo di fronte a semplici “gruppi di acquisto”. Stiamo invece parlando dei Gas, i Gruppi di acquisto solidale, una realtà che nel 2004 ha compiuto 10 anni e nell’ambito della quale il concetto della solidarietà riveste un significato tanto importante da mettere in secondo piano anche il discorso di convenienza economica.

Ce lo spiega Sergio Venezia, del Gas di Villasanta, in Brianza: «I gruppi di acquisto esistono fin dall’Ottocento, in Inghilterra, quando le cooperative di mutuo aiuto, nel pieno della rivoluzione industriale, cercavano di sopperire ai problemi di reddito degli operai, attraverso un risparmio sulla fornitura dei generi alimentari. I Gas nascono nel 1994 quando alcune famiglie si sono interrogate fortemente circa il consumo consapevole, sulla scorta di esperienze come il commercio equo e solidale e la Campagna Bilanci di Giustizia, oltre che sull’onda delle suggestione di due personaggi simbolo come padre Zanotelli e Beppe Grillo, entrambi forti sostenitori dell’idea che ormai si vota più nel carrello della spesa che non nell’urna elettorale».

I valori guida, poi confluiti nel documento costitutivo dei Gas sono semplici: si cerca che la “storia” del prodotto non rechi traccia di ingiustizie sociali nei confronti dei lavoratori o che la produzione non abbia avuto un impatto ecologico superiore al dovuto. Se possibile, si fa in modo di privilegiare soggetti produttivi come le cooperative sociali, dove sono impiegate anche persone svantaggiate. Si preferiscono poi piccoli produttori, in modo da attivare circuiti locali di produzione e consumo, ma soprattutto per costruire una “economia delle relazioni”.

È uno dei principi base del commercio equo e solidale, le cui botteghe, infatti, figurano tra i fornitori di molti Gas. Spiega ancora Sergio Venezia: «Vogliamo che il consumatore incontri il produttore, che si crei un rapporto solidale e quindi anche leale, trasparente. Si costruiscono insieme i patti rispetto ai prezzi e alle quantità, secondo le esigenze di entrambi».

Come nasce un Gas? «In genere – racconta Sergio – una famiglia entra in contatto con altri gruppi e sparge la voce tra gli amici. Ci si incontra e si stringe un patto sui valori di fondo, soprattutto sulla solidarietà: il risparmio economico è di solito in secondo piano, anzi, in alcuni casi particolari non è nemmeno presente. Si decidono quali sono gli acquisti che si vogliono fare insieme e comincia la ricerca dei produttori. Di solito si fa riferimento a qualche Gas già esistente nelle vicinanze, che ha già contatti aperti con le imprese. Oppure ci si fa strada da soli, scoprendo magari dietro casa la cascina biologica o il contadino che produce le uova con metodi non industriali. Li si va a trovare, si provano i prodotti, si costruiscono degli accordi».

A questo punto, siccome non è un supermercato, ogni membro del gruppo ha i suoi compiti: «C’è la famiglia responsabile per le uova – spiega Sergio Venezia -, che tiene i contatti con il contadino, raccoglie gli ordini, tiene aggiornato il listino prezzi. E così via con gli altri prodotti». Ma dove finisce tutta la merce che deve essere distribuita? «La trattativa sulla quantità minima del venduto è uno dei punti forti degli accordi con il produttore. È ovvio che, pur trattandosi di una vendita “all’ingrosso”, deve avere quantità contenute. Per il “magazzino” dei gruppi piccoli è sufficiente che una famiglia metta a disposizione una cantina. Per quelli un po’ più grandi ci si inventa le soluzioni più diverse. Alcuni gruppi, per esempio, si appoggiano alle parrocchie».

L’importante è che, alla fine, la merce raggiunga le dispense di tutte le famiglie. Una volta ogni tanto, si può decidere anche di trovarsi per una cena a base dei prodotti che il gruppo acquista. A Villasanta, come racconta Sergio, vanno forte l’olio e gli agrumi della Locride, prodotti nei terreni confiscati alla ’ndrangheta; le mele di un piccolo produttore della valtellina; i detersivi ecologici distribuiti da una piccola società di giovani di Rimini; il parmigiano reggiano doc e bio di un’azienda familiare di Fidenza che ormai serve solo Gas.

Non è tutta la spesa. Ma è già un passo molto significativo per modificare il proprio stile di vita all’insegna dell’ecologia e soprattutto della solidarietà.

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