Redazione

Immersa nella Val Perlana, sulla sponda del lago di Como, a Lenno si erge l’Abbazia dell’Acquafredda, così denominata per la sorgente di acqua fresca che scaturisce ancora nelle vicinanze. Fu fondata nel 1143 dall’abate Pietro, un monaco che apparteneva al monastero di Morimondo, casamadre delle abbazie cistercensi. La chiesa annessa all’abbazia fu costruita dieci anni dopo e l’edificio attuale a una navata, con due cappelle laterali, è adorno dagli affreschi del “Fiamminghino” (1621). In seguito a vari passaggi di proprietà e godendo di numerose donazioni e privilegi, l’abbazia fu acquistata nel 1934 dall’ordine dei Cappuccini, e nel 1966 affidata al terzo ordine francescano. Oggi il monastero, con la presenza delle ancelle del Signore assistite dalla piccola fraternità dei Cappuccini, continua l’attività monastica, garantendo l’accoglienza ai pellegrini e ai bisognosi offrendo un luogo di pace e di preghiera…

testo di Franca De Simone
fotografie di Ignazio Cozzoli

Varcando per la prima volta la soglia dell’abbazia dell’Acquafredda, lieto è stato l’incontro con sorella Lina, una religiosa dal viso delicato e sorridente. Con la calda accoglienza, ci ha subito invitati a seguirla nella grande sala di riunione e, grazie alle sue premurose attenzioni, si è presentato a noi poco dopo, Padre Odorico. La sua alta e imponente figura, gli occhi profondi, il viso coperto da una folta barba, gli conferivano un aspetto molto carismatico.

Dopo una breve presentazione con padre Odorico e l’affabile presenza di sorella Lina, abbiamo con entusiasmo esposto il nostro progetto. Il suo sguardo profondo rivolto con tenerezza a sorella Lina ha lasciato trasparire un velo di tristezza. Con molto rammarico e forte commozione, ci ha subito rivelato che l’abbazia sarebbe stata messa in vendita, e che avrebbe dovuto lasciare entro l’anno la comunità insieme alle altre religiose.

Uno sguardo al passato: un percorso di vita per Padre Odorico durato quarant’anni, intriso di emozioni, di ricordi, la fiducia, il costante impegno, le innumerevoli difficoltà condivise con i confratelli e superate con la forza dell’amore e la spinta della fede. Il lungo cammino vissuto con umiltà, accompagnato dal silenzio, ogni attività svolta e alternata dalla preghiera, seguendo le regole della vita religiosa.

Guardare il futuro: il coraggio di andare avanti, la speranza o la volontà di chi possa o voglia proseguire a dare vita alla comunità, testimoniando la preziosa esperienza spirituale francescana. La vita quotidiana delle ancelle è vissuta con un umiltà e scandita dalla preghiera. La piccola comunità francescana è impegnata nel lavoro nei campi. Strette nella loro collaborazione, le sorelle si muovono scherzosamente con i loro attrezzi: il sorriso sui loro volti, gli sguardi che si incontrano timidamente, non lasciano trasparire nessun segno di stanchezza.

Terminato il lavoro nei campi, dopo una breve pausa, padre Odorico e le sorelle si dirigono nella cappella per dedicarsi alla preghiera. È un momento di raccoglimento e di coinvolgimento interiore: la serenità che traspare sembra cancellare la fatica dai loro volti.

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