Redazione

Dagli “addetti ai lavori” di Banca Etica alle Acli, dall’Associazione delle Ong italiane ad Amnesty International, le organizzazioni impegnate sul fronte della pace, dei diritti umani e della cooperazione sono concordi nell’esprimere soddisfazione per il riconoscimento che l’Accademia di Stoccolma ha conferito al “banchiere dei poveri”.

La povertà è seme di ingiustizia e quindi potenzialmente in grado di generare violenza. Ecco perché Ong e associazioni di volontariato impegnate sul fronte della pace, dei diritti umani e della lotta alla povertà sono state concordi nell’esprimere soddisfazione alla notizia del premio Nobel conferito al “banchiere dei poveri” Muhammad Yunus.

Per Banca Etica, il conferimento del premio Nobel a Yunus ha avuto un significato enorme. «Premia la finanza – dicono i dirigenti di Banca Etica – come strumento per cambiare il mondo, per sradicare povertà e diseguaglianze intervenendo direttamente sulle cause e non superficialmente sugli effetti”. Viene così riconosciuto il valore dell’esperienza e della Grameen Bank e del microdredito. Banca Etica, tra l’altro rivendica il primato italiano: «Siamo stati i primi in Italia a capire la novità del microcredito. Anche le esperienze di Banca Etica e del consorzio Etimos sono state in fondo ispirate dallo stesso Yunus».

Anche il mondo delle Ong italiane, attraverso il presidente dell’Associazione Ong italiane, Sergio Marelli, ha espresso la sua soddisfazione: «Ci felicitiamo per il Nobel per la Pace a Yunus perché questo è un chiaro segnale di come lo sviluppo dei paesi poveri sia l’unica strada percorribile per assicurare la pace. La pace infatti dipende dal ristabilimento di condizioni di giustizia sociale e di rispetto dei diritti fondamentali per tutti, e il microcredito ha dimostrato di essere lo strumento giusto ed efficace per rompere il circolo dell’ingiustizia, non solo nel Sud del mondo». Continua Marelli: «Questo Nobel sia un monito ai Governi e alle organizzazioni internazionali, le Nazioni Unite in primis, a cambiare rotta e a porre come questioni imprescindibile la cooperazione internazionale e lo sviluppo sostenibile del Sud, solo queste possono permettere di pensare a un futuro di pace anche per il Nord più ricco perché come dice la motivazione della giuria la pace duratura non può essere ottenuta a meno che larghe fasce della popolazione non trovino mezzi per uscire dalla povertà».

Per i dirigenti delle Acli, Yunus «ha saputo dimostrare agli scettici e agli indifferenti che essere poveri non significa essere incapaci e che a tutti può essere offerta una occasione. Il riconoscimento a Yunus ed alla sua Grameen Bank, fondata nel 1976 in Bangladesh, mette in primo piano il problema della povertà nel mondo e delle iniziative per combatterla». Mentre gli organismi internazionali si attardano sui piani strategici, ricordano le Acli, 9 milioni di persone muoiono ogni anno nel mondo di fame e di miseria e a altri milioni di individui è precluso l’accesso alla conoscenza ed al lavoro: «Yunus ha saputo aprire una strada innovativa e coraggiosa, quella del microcredito, e ci richiama anche al valore che alcune strutture, per esempio quelle del sistema creditizio, possono avere nello sviluppo delle comunità più in difficoltà».

Secondo Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International: «La povertà è sia una causa che una conseguenza della mancanza di rispetto dei diritti umani: tanto di quelli economici, sociali e culturali, quanto di quelli politici e civili». «Muhammad Yunus e la Grameen Bank – proseguiva il messaggio – hanno dimostrato che i poveri e gli emarginati non sono vittime e sopravvissuti, bensì protagonisti del cambiamento. In quanto organizzazione già premio Nobel per la pace il cui obiettivo è cambiare il prospetto dei diritti umani attraverso il potere delle singole persone, Amnesty International crede che questo riconoscimento dia a milioni di persone in ogni parte del mondo la speranza che esse hanno nelle proprie mani il potere per ottenere un cambiamento straordinario».

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