La risposta di comunità e istituti religiosi all’appello del cardinale Scola di offrire ospitalità. Anche il Centro storico si interroga e invita alla solidarietà

di Luisa BOVE

profughi

Non è caduto nel vuoto l’appello del cardinale Angelo Scola, lanciato lo scorso 2 settembre durante la presentazione della sua nuova Lettera pastorale ai decani della Diocesi, di aprire le porte ai profughi. Da parte sua la Diocesi ha già messo a disposizione 6 immobili, tra case e strutture per un totale di 130 posti, mentre diverse realtà hanno già raccolto l’invito: finora le parrocchie ambrosiane hanno messo a disposizione 28 alloggi (di cui 15 solo a Milano), mentre 7 istituti religiosi si sono aperte all’ospitalità.

In Diocesi sono 28 i centri di accoglienza gestiti da Caritas Ambrosiana attraverso le cooperative sociali convenzionate con le prefetture e che in totale riescono a ospitare fino a 456 persone. Sono invece 18 le strutture che rientrano nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) grazie a un accordo tra Comune e ministero degli Interni: un’operazione che garantisce al momento 325 posti letti.

Ma nella Chiesa ambrosiana già durante i mesi estivi alcune parrocchie – approfittando anche della sospensione delle attività ordinarie (catechesi e oratorio feriale) – hanno offerto ospitalità ai profughi: non solo vitto e alloggio, ma amicizia e solidarietà a grandi e piccoli.

In questi giorni anche le parrocchie del Centro storico di Milano vogliono fare qualcosa. «Non possiamo dire soltanto “Coraggio, pazienza…!”, commuoverci o indignarci di fronte alla “tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono la morte per la guerra e per la fame e sono in cammino verso una speranza di vita”», si legge nel documento redatto dalla Caritas decanale. «Sappiamo che in molte parrocchie di Milano sono già stati individuati luoghi in cui ospitare qualche famiglia e crediamo sia possibile identificare anche nel centro storico e nelle nostre parrocchie qualche spazio idoneo che consenta una accoglienza ed ospitalità concreta».

«Come Caritas Decanato centro storico – si legge ancora nel documento – ci sentiamo interpellati in prima persona da questo appello e vorremmo, insieme alle nostre comunità parrocchiali, offrire segni concreti di vicinanza a coloro che oggi bussano alle nostre porte, anche attraverso le risorse piccole e grandi di cui disponiamo».

Presto sapremo quante comunità o famiglie metteranno a disposizioni locali e posti letto per i profughi che continuano ad arrivare sulle nostre coste, ma intanto tutti possono compiere un piccolo gesto di solidarietà portando nei 5 centri di raccolta aperti a Milano: vestiti, scarpe, medicinali, biancheria intima, prodotti per la pulizia personale…

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