Dedicata alla centralità dell’Eucaristia e al primato di Cristo l’omelia del cardinale Scola nella celebrazione per la conclusione del centenario della morte del beato Francesco Spinelli, fondatore dell’Istituto delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento

di Annamaria BRACCINI

scola

Ai piedi dell’altare della Madonna del Fonte, nell’amato e venerato Santuario di Caravaggio, per chiedere al Signore una fede più forte, «un amore più deciso per Gesù che trasformi e nutra la nostra esistenza nel quotidiano, negli affetti, nel lavoro, nel riposo». Atteso da molte centinaia di fedeli, il cardinale Scola arriva in uno dei luoghi di culto mariano più legati alla tradizione delle nostre terre lombarde, Caravaggio. Tutto sa di festa: la giornata splendida, la Basilica affollatissima, l’occasione solenne per la quale ci si riunisce, la conclusione delle celebrazioni per il centenario della morte del beato Francesco Spinelli, fondatore dell’Istituto delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento.

Il Cardinale, anche nella sua veste di metropolita di Lombardia, presiede l’Eucaristia: accanto a lui i vescovi di Cremona, monsignor Dante Lafranconi (nella cui diocesi è Caravaggio), e di Crema, Oscar Cantoni, il rettore del Santuario e molti sacerdoti. In piena coerenza e sintonia con il carisma delle Adoratrici, l’Arcivescovo e i celebranti, dopo un breve indirizzo di saluto di monsignor Lafranconi, sostano qualche momento in adorazione davanti al Santissimo, scendono al Sacro Speco per venerare le reliquie. Poi, con il rito del Lucernario e le candele accese da una fiammella che viene portata dalla Madre generale dell’Istituto fondato dal beato Spinelli, suor Camilla Zani, si apre la Messa.

Una presenza, quella delle Adoratrici, assai sentita sia a Cremona, sia a Crema – significativa la preghiera continua presso le chiese dell’Adorazione delle due diocesi voluta dai rispettivi vescovi – e che si alimenta attraverso l’attività dell’Istituto fondato dal Beato nel 1882, con Casa Madre a Rivolta d’Adda, e che conta oggi 330 religiose, con comunità in tutt’Italia e in sei altri Paesi del mondo, senza dimenticare le nuove vocazioni (nate anche in un tempo non facile come l’attuale): due postulanti, due novizie, quattordici Juniores.

L’omelia del Cardinale è intessuta proprio dal “filo rosso” della centralità Eucaristica e del primato di Cristo contro ogni incredulità e mancanza di fede. «Di fede hanno bisogno le nostre Chiese d’Europa per ritrovare vitalità – nota l’Arcivescovo -. È una precisa indicazione in questo tempo di travaglio, per mostrare che senza una rinnovata concezione della persona e delle sue relazioni primarie, nel rispetto della vita dal suo concepimento fino al suo termine naturale, del matrimonio tra un uomo e una donna come base della famiglia, sarà impossibile uscire alla grave crisi che ci attanaglia».

Poi, il richiamo al carisma che fu del beato, vissuto per amare e fare amare Gesù nell’Eucaristia, come disse nel 1992 il beato Giovanni Paolo II nell’omelia per la beatificazione di Spinelli e che rimane tipico anche dei laici della “Fraternità eucaristica spinelliana”. Da qui l’auspicio per una feconda collaborazione tra consacrati e laicato, specie in quella altissima forma della carità che è l’educazione. «Levateci tutto, ma non l’educare, fonte di ogni società capace di autentica fraternità e giustizia», scandisce il Cardinale.

Un appello particolarmente sentito dalle Adoratrici, che al termine, attraverso un indirizzo di ringraziamento letto dalla Madre generale, sottolineano la volontà di rimanere fedeli agli insegnamenti dell’«amatissimo fondatore», nell’Adorazione e appunto nella missione educativa, in terra di missione – dove operano in tredici comunità, dal Congo all’Argentina, dal Senegal alla Colombia -, ma anche qui «da noi in Italia», perché, riflette Madre Zani, «ormai ovunque vi è necessità di essere missionarie e testimoni».

Infine la gioia evidente del Cardinale. «Questa è per me una festa di gioia e di commozione: tutte le volte che torno a Caravaggio respiro un orizzonte che rinfresca il mio cuore, la mia mente e la mia vita. E questa celebrazione legata alla memoria del beato Spinelli e all’Istituto da lui fondato è particolarmente grata perché sviluppa un’idea di carità che diventa educazione a partire da quello che è il cuore dell’esistenza: l’Eucaristia che ci dona l’amore stesso che è Gesù. Allora, la vita consacrata è qui per ricordarci che nulla si può anteporre a Gesù e l’uomo di oggi ha sete di tutto questo, anche se non lo dà a vedere o non se ne accorge. Credo che tutte le diocesi lombarde debbano fare eco a esempi come quello del beato Spinelli e delle Adoratrici del SS. Sacramento».

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi