La Cel, riunita sotto la presidenza del cardinale Scola, ha fatto il punto sugli interventi effettuati a sostegno materiale e morale delle popolazioni colpite dal sisma in Emilia e nel Mantovano

Terremoto Emilia

Martedì 2 ottobre, presso il Centro di Spiritualità del Santuario di Caravaggio (Bg), si è riunita la Conferenza episcopale lombarda presieduta dal cardinale Angelo Scola. L’incontro è stato aperto dall’Arcivescovo di Milano con una comunicazione sui lavori del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana svoltosi a Roma la scorsa settimana.

Don Claudio Visconti, responsabile della Delegazione Caritas lombarda, ha poi reso noti gli interventi effettuati e in corso per le popolazioni colpite dal terremoto del maggio scorso in Emilia e in provincia di Mantova. Si è operato in due fasi: anzitutto nel momento dell’emergenza, portando vicinanza umana e spirituale alle Diocesi colpite e allestendo strutture per la prima accoglienza degli sfollati. Accogliendo poi l’invito di Caritas italiana si è provveduto a realizzare gemellaggi con due Diocesi in particolare. A favore di Mantova si sono attivati gemellaggi tra le parrocchie colpite e le singole Diocesi lombarde. Per Carpi, invece, le Diocesi lombarde insieme sostengono tre unità pastorali, per un totale di 14 parrocchie.

Monsignor Roberto Busti, vescovo di Mantova, ha illustrato la situazione dei luoghi di culto della sua Diocesi. La situazione è grave perché a essere colpite sono il 43 % delle chiese e l’intervento economico dello Stato non riuscirà a coprire questi costi.

I vescovi lombardi hanno inoltre ulteriormente approfondito alcune linee sulla formazione dei laici adulti e sui percorsi da proporre per una vita cristiana adulta che sia posta nelle condizioni di contribuire al discernimento, alla verifica, alla promozione dell’opera missionaria della Chiesa. La sottolineatura dello strumento associativo, l’importanza di forme espressive della comunione, l’urgenza di una voce significativa per dire una parola cristiana sul nostro tempo ha indotto a considerare il ruolo dell’Azione Cattolica e delle diverse forme di aggregazione presenti nella comunità cristiana. Il confronto si è concluso con la proposta che in ogni diocesi il vescovo promuova un confronto con l’Azione Cattolica diocesana e con i laici presenti con responsabilità nelle comunità locali.

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