Rinnovata la delegazione ambrosiana all’interno del Consiglio. Tra i nuovi membri Paolo Colombo, direttore del Centro ecumenico europeo per la pace delle Acli: «Teniamo presente la sfida del 2015»

di Francesca LOZITO

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Raccogliere le sfide del dialogo tra diverse confessioni cristiane nella società plurale. È anche questo l’obiettivo della delegazione della Chiesa ambrosiana nel Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano, da poco rinnovata. Nei giorni scorsi è avvenuto infatti l’avvicendamento di alcuni dei membri che facevano parte della delegazione fin dalla fondazione del Consiglio, nel 1998. Oggi i componenti cattolici di questo importante organismo, 12 in tutto, sono: Piergiorgio Acquaviva, don Dario Balocco, monsignor Luca Bressan, Francesco Castelli, Francesco Cenati, Paolo Colombo, Giorgio Del Zanna, Federica Frattini, Gloria Mari, Roberto Maria Pagani, Maria Luisa Scazzoso, Chiara Vaina e Rosangela Vegetti.

Abbiamo rivolto alcune domande a uno dei nuovi membri, Paolo Colombo, direttore del Centro ecumenico europeo per la pace delle Acli.

Con che spirito si accinge a iniziare questa nuova esperienza?
Credo che entrare in un percorso così bello come quello del Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano possa significare impegnarsi per proporre e intraprendere nuovi percorsi di dialogo.

Quali sono a suo parere le priorità del confronto tra le Chiese cristiane a Milano?
Credo che la prima frontiera delle nuove confessioni cristiane a Milano sia rappresentata dal mondo ortodosso. Sono molti i bisogni che manifestano gli amici cristiano ortodossi romeni e ucraini: dai luoghi per celebrare la liturgia alla formulazione di percorsi per matrimoni tra persone di confessioni cristiane diverse (i cosidetti “misti”), alla identificazione di luoghi di aggregazione con la precisa finalità di compiere percorsi comuni di crescita e incontro.

Non possiamo poi dimenticare la presenza a Milano dei cristiani copti a Milano…
Certamente. Le questioni che attraversano la Chiesa copta, ma anche le Chiese di Siria – la guerra, le ripercussioni della “primavera araba”- non possono lasciare indifferenti i cristiani. Sono nostri fratelli, in pena per quanto accade nei loro Paesi di origine. Per quanto riguarda i copti, in particolare, ricordo l’esistenza di una comunità a Milano.

Ci sono poi coloro che appartengono al mondo della riforma. A suo parere, come si possono rilanciare percorsi di dialogo in questo ambito?
Se da una parte è più difficile intraprenderlo dal punto di vista teologico, di certo sotto l’aspetto culturale siamo più vicini. Occorre dunque partire da qui.

Tra meno di due anni Milano sarà la città dell’Expo. Un’occasione d’incontro anche dal punto di vista delle diverse confessioni cristiane?
Il Consiglio delle Chiese Cristiane dovrà tenere presente questa sfida. In questo tempo che manca al 2015 potranno venire apporti, suggerimenti e idee, meglio se condivisi. Non dimenticando la natura del nostro organismo: una comunione di Chiese, non una Chiesa di secondo livello.

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