Redazione

«So per esperienza che chi comincia l’avventura convinto di “aiutare” rimane ben presto deluso», dice Betty, 24enne con già alle spalle un’esperienza di volontariato all’estero e oggi in procinto di partire per un “Cantiere della solidarietà” in Camerun. «L’aiuto che posso dare è solo una goccia nel mare, mentre la cosa più importante è conoscere una realtà così diversa dalla mia, condivedendo qualche giorno di servizio insieme a volontari del posto».

di Stefania Cecchetti

Betty Maggioni, 24 anni, svolge servizio civile in Caritas Ambrosiana e quest’estate sarà tra gli 11 ragazzi che partiranno per un “Cantiere della solidarietà” in Etiopia. «Andrò ad Awasa, a circa 200 chilometri dalla capitale – spiega Betty -. Lì la Caritas ha diversi progetti ed è presente con due ragazze che stanno svolgendo il servizio civile e che coordineranno la nostra esperienza. Lavorerò principalmente con minori e giovani, al mattino facendo animazione presso l’Istituto di Madre Teresa, al pomeriggio insegnando l’inglese ai bambini del villaggio che ci ospiterà».

Un’estate di servizio, insomma, ma non solo, come spiega ancora Betty: «Ho già vissuto un’esperienza analoga qualche anno fa, quando sono stata in Camerun ospite di un amico missionario dehoniano, e so per esperienza che chi parte convinto di “aiutare” viene ben presto deluso. Oggi sono consapevole che l’aiuto che posso dare è solo una goccia nel mare, mentre la cosa più importante che posso fare è conoscere una realtà così diversa dalla mia. Le informazioni che riceviamo sull’Africa sono necessariamente filtrate. Io avrò la possibilità di uno sguardo più lucido sulla realtà, potrò toccare con mano cosa significa la parola povertà in quel contesto, quali sono i problemi di quelle persone».

Un’altra novità per Betty sarà l’incontro con altri giovani: «In Camerun – ricorda – ho conosciuto tanta gente, ma pochi ragazzi volontari. Immagino sarà una bella esperienza poter vivere un confronto con altri operatori come me. Bisognerà mettersi in gioco parecchio, a cominciare dalla lingua!».

Per fortuna esperienze come questa vengono adeguatamente preparate, come racconta ancora Betty: «Si comincia con colloqui individuali con i responsabili Caritas, che vagliano le motivazioni dei singoli. Per chi decide di partire c’è poi una due giorni di formazione in cui si ricevono informazioni sui diversi cantieri e si ha la possibilità di conoscere i propri compagni di viaggio».

Chiaramente ciascuno dei partenti ha le sue motivazioni. Ma qualcosa li unisce: «La voglia di partire e di imparare qualcosa di nuovo», conclude Betty.

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