Il Messaggio per l’estate del cardinale Scola prende spunto da Pr 8,3 “La Saggezza parla presso le porte, all'ingresso, negli androni” e si rivolge in particolare agli operatori dell'accoglienza turistica

di Filippo MAGNI

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C’è quasi sempre un volto, dietro a una porta. Sia essa metaforica, geografica, culturale, religiosa, oppure reale. E c’è chi ne ha fatto una professione, di essere quel volto che accoglie al primo ingresso dietro a un portone d’albergo: uscieri, concierge, operatori dell’accoglienza turistica che, spesso, sono vissuti dai turisti come i portieri della città, coloro a cui chiedere consigli e indicazioni per scoprire culture diverse dalla propria. Si è rivolto a loro il cardinale Angelo Scola, a titolo di presidente della Conferenza episcopale lombarda, nel Messaggio per l’estate 2013 presentato questa mattina in Curia a Milano. Con parole che prendono spunto dall’esperienza alberghiera per diventare universali e coinvolgere tutti i fedeli nel loro tempo di vacanza.

Partendo dalla lettera apostolica Porta fidei (da qui la scelta dei portieri come primi destinatari del messaggio), l’Arcivescovo di Milano estende il suo augurio di buone vacanze «a tutti i lombardi che si recheranno in villeggiatura e a quanti giungeranno durante l’estate nella nostra regione». Senza dimenticare però «i molti – aggiunge – che a causa della crisi vivranno la vacanza in casa loro». Scola parla dell’estate anche come «tempo della libertà», da utilizzare non semplicemente per staccare la spina, ma per l’esercizio delle relazioni. «Dimenticando le relazioni con Dio e con i fratelli – scrive – l’uomo non può riposare veramente. L’autentico riposo infatti nasce dal vivere la relazione».

Un valore sottolineato anche da monsignor Erminio de Scalzi, delegato da Scola alla presentazione del Messaggio, che si rivolge ai ragazzi presenti in Curia (studenti delle scuole alberghiere) citando un brano tratto dal Piccolo Principe: «Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici». «Le relazioni non si comprano – ammonisce de Scalzi -. Si meritano, si donano. Purtroppo nel turismo di massa molti partono poveri di curiosità vera, di voglia di conoscere e tornano a casa più poveri. Perché non hanno incontrato l’anima di un Paese, non hanno parlato con la gente, non ne hanno conosciuto l’arte e la cultura. Le vacanze sono anche momento della fruizione di evasione, ma questo non sia elevato a realtà esclusiva».

Un atteggiamento che accade spesso ai visitatori della città di Milano, spiega un redattore di Where Milan in rappresentanza del direttore Andrea Jarach. «Nella nostra città il visitatore resta in media 2 giorni – racconta -. Vogliamo trasformarlo da visitatore a turista, aumentando di almeno un giorno la sua permanenza. Come? Raccontandogli la bellezza della città, perché Milano ha molto da offrire, ma spesso è solo sfiorata da visitatori ignari delle sue bellezze. In questo senso l’Expo 2015 è un’occasione da non mancare per mostrare al mondo le ricchezze della città».

In questo senso un ruolo fondamentale può essere svolto dai professionisti dell’accoglienza, spiega il presidente dell’Associazione lombarda portieri d’albergo, Sami Zeaiter: «Il concierge fa sì che il cliente non debba preoccuparsi di niente. Apre le porte della città al turista, lo guida attraverso le strade e gli fa scoprire i luoghi più interessanti». Opinione condivisa da Antonio Manunta, presidente Aira, che ricorda il valore dell’accoglienza come principale metodo per far iniziare con il piede giusto la visita a una città. «Accogliere vuol dire accorciare le distanze, far sì che l’ospite si senta a proprio agio – afferma -. Non è solo una dote naturale, ma una tecnica che si apprende. C’è chi è è timido e introverso, ma si trasforma dietro al banco della reception. Perché – conclude – non c’è mai una seconda occasione per dare una buona prima impressione, dalla quale dipende in buona parte il giudizio su tutta l’esperienza».

Nel lavoro di maggiordomo Domingo Saturno ha trovato «una vera vocazione. Mi ha insegnato l’umiltà, l’accoglienza verso ogni persona che ti si pone davanti a prescindere da chi sia, da quale sia la sua storia, la religione, la cultura». Tanto da fargli scegliere la strada degli studi diaconali. «La porta è luogo nevralgico perché è l’inizio e la fine di ogni esperienza – afferma -. Per questo abbiamo l’obbligo di guardare con occhi cristiani chiunque la attraversi».

Conclude il convegno don Massimo Pavanello, responsabile della Pastorale del turismo ambrosiana. Sintetizzando i pensieri emersi nella mattinata si rivolge ai presenti ricordando che «la porta è un confine verso cui andare, come richiama spesso Papa Francesco, un luogo di dialogo anche religioso, magari a partire da una semplice indicazione riguardo agli edifici di culto presenti sul territorio». Così, aggiunge, «il tema della religione, all’interno dello spazio pubblico, sfiora anche gli operatori dell’accoglienza turistica» e li interpella. Per poi concludere con un invito «al tema della solidarietà», esortando i presenti a gesti «all’interno del mondo lavorativo» o scegliendo «con l’associazione di rappresentanza un gesto di carità da sostenere durante il tempo di vacanza».

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