Il cardinale Scola ha chiesto di entrare nelle gioie, nelle fatiche e nelle speranze, nei problemi e nelle attese degli uomini e delle donne che lavorano e soffrono, si vogliono bene e si spendono per il loro prossimo

di Giuseppe GRAMPA

scola

Un tempo, a portare in Duomo il nuovo Arcivescovo, era una carrozza, poi un corteo di automobili… Gli ultimi Arcivescovi hanno scelto modi diversi per entrare nella diocesi loro affidata. Modi diversi che sono anche diversi modi per presentarsi.

Per esempio l’arcivescovo Martini arrivò a piedi al Duomo, avendo in mano il Vangelo e leggendo in tre soste alcune parole significative: si presentava così come uomo della Parola, e per ventidue anni Milano ha ascoltato da lui l’Evangelo, solo l’Evangelo. Il cardinale Tettamanzi è arrivato in Duomo partendo dal suo paese natale e sostando in un oratorio (come a dire la cura per i ragazzi e i giovani), salutando poi la città nella sede del Comune.

Il cardinale Scola ha scelto di entrare nella sua e nostra Chiesa con un percorso molteplice, che è ascolto della complessa realtà ambrosiana. Certo, il primo ingresso è stato in Duomo, chiesa madre di tutte le innumerevoli chiese della vasta diocesi, quasi un voler entrare in tutte le chiese dove si raccoglie il popolo di Dio.

Entrare in Duomo, ma non solo. Infatti nelle settimane successive il nostro Arcivescovo è entrato nell’anima, anzi nelle diverse anime di questa realtà ambrosiana. Anzitutto nella dimensione di fragilità, disagio e sofferenza che coinvolge tante persone: sono i piccoli e i poveri ai quali per primi è annunciato l’Evangelo. E curvandosi su tante sofferenze nell’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone ha incontrato il vasto mondo della solidarietà e della carità, ascoltando quella Milano che ha il cuore in mano. Un secondo ingresso, presso il Museo diocesano, è stato in ascolto del mondo della cultura e della comunicazione sociale: le Università e gli Istituti di ricerca, la stampa e la televisione hanno a Milano luoghi di eccellenza. Nella casa degli Oblati di Rho, non lontano dalla nuova Fiera, ha incontrato invece il mondo del lavoro, dell’impresa e dell’economia, ascoltando le ragioni della profonda crisi economica e rivolgendo una parola per sostenere quanti vi operano nel segno della giustizia sociale. Infine, all’Angelicum di Milano, ha incontrato la politica e le istituzioni e quanti operano per il bene comune.

Successivamente l’Arcivescovo è entrato nel territorio, incontrando per un’intera giornata le sette Zone pastorali nelle quali si articola la nostra diocesi. Ha ascoltato i preti, i diaconi, i religiosi, le religiose e i laici, al servizio di quella Chiesa tra le case che è la parrocchia, luogo della santità popolare.

Per entrare e iniziare il suo servizio nella nostra Chiesa di Milano, il vescovo Angelo non ha voluto tanto un corteo da Sant’Eustorgio al Duomo: ha chiesto piuttosto di entrare per ascoltare le gioie, le fatiche e le speranze, i problemi e le attese di questi nostri giorni, degli uomini e delle donne che lavorano e soffrono, si vogliono bene e si spendono per il loro prossimo. Il nuovo Vescovo ha trovato spalancata la grande porta del Duomo, ma più ancora il cuore di questa Chiesa milanese che l’ha accolto.

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