Il cardinale Angelo Scola ha presieduto la celebrazione eucaristica nella parrocchia di Santa Maria di Lourdes per la Giornata mondiale del Malato

di Loris CANTARELLI

giornata malato

«Sappiate che non siete soli, né separati, né abbandonati, né inutili: siete chiamati da Cristo, la sua trasparente immagine». Lo ha detto l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, citando esplicitamente le parole di papa Paolo VI alla conclusione del Concilio l’8 dicembre 1965, aprendo la sua omelia per la celebrazione eucaristica presieduta alle ore 15.30 nella chiesa di S. Maria di Lourdes a Milano nella XXI Giornata mondiale del Malato.

Dopo il saluto del parroco don Sergio Gianelli, che ha ricordato «la grazia di incontrare un sacerdote, la ricorrenza del 155° dall’apparizione materna di Lourdes e la presenza del nostro Arcivescovo», il Cardinale ha iniziato la concelebrazione davanti a una chiesa strapiena, con numerosi volontari del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta che indossavano le caratteristiche uniformi di servizio arancioni «ad alta visibilità».

Durante l’omelia, Scola ha notato come Gesù sia «la presenza vivente attraverso la quale siamo chiamati a percorrere la strada del dolore fisico, sia essa legata al sopraggiungere dell’età o allo scoppiare improvviso di una malattia, che sia destinata come tutti ci auguriamo al recupero della salute o all’ombra della morte». Ecco perché «questo stato di prova, che può anche provocare angoscia e dolore, diventa con l’essere “trasparente immagine” di Gesù un grande dono e un grande servizio a tutta la santa Chiesa e, attraverso di essa, a tutta l’umanità», soprattutto in questo tempo «travagliata e provata dalla grave economica e finanziaria, ma più ancora dalla crisi nei fondamentali della vita: ecco perché non siete abbandonati, ma soprattutto non siete inutili».

Scola ha poi richiamato che nel messaggio per la Giornata «il Santo Padre ci ha chiesto di riproporre nella nostra esistenza l’atteggiamento del samaritano: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”», diventando occasione di ringraziamento «a nome di tutta quanta la Chiesa: ai familiari, gli operatori sanitari, tutti i volontari che in vario modo si prendono cura di ogni persona che è nel bisogno fisico e della malattia». L’esperienza di Lourdes «ci dimostra decisiva per il maturarsi dell’umana persona, con l’esperienza dell’offerta e del dono totale di sé. Non c’è possibilità di fare fino in fondo esperienza dell’amore se non in questa capacità che lentamente impariamo fin da piccoli a uscire da noi stessi e a donare la nostra vita per l’altro, espressione potentissima della libertà».

Proprio in questa direzione, l’Arcivescovo ha tra l’altro fatto riferimento alla «notizia clamorosa che oggi abbiamo avuto della decisione del Santo Padre di dimettersi dal suo ministero» (scendendo dall’auto ha dichiarato ai giornalisti: «Tutti voi, come noi, come me, abbiamo bisogno di assimilare questo momento»), annunciata non a caso in un giorno di vicinanza ai malati. «La accogliamo nella fede e nella serenità», ha detto Scola. «Questa decisione è fatta da un uomo di Dio, dalla fede e dall’umiltà assolutamente straordinarie, che ci ha per tanti anni comunicato un’intelligenza profonda della fede e del senso del vivere con un magistero assolutamente straordinario. Questa decisione, per quanto ci riempia di sorpresa e ci può anche a prima vista lasciare pieni di domanda, tuttavia come egli ha detto sarà per il bene della Chiesa», aggiungendo poi: «Questo però ha bisogno della nostra preghiera, gli uomini di Chiesa e l’umanità hanno bisogno della nostra preghiera costante. Questo fatto contribuisce a farci alzare la testa, a portarci fuori dall’essere sempre reclinati su noi stessi e a guardare realmente alle meraviglie dei misteri cristiani, che ci consentono di amare, lavorare, lottare per la giustizia e la vita con verità, e di proporre tutto questo con una testimonianza lieta a tutti i nostri fratelli».

Dopo le Comunioni e una breve Adorazione, il Cardinale è infine sceso con i paramenti solenni tra i fedeli della basilica, impartendo la benedizione con il Santissimo su tutti i presenti fino in fondo alla chiesa, mentre l’animazione liturgica era affidata al coro parrocchiale.

Dalle 22 a mezzanotte, esposizione del Santissimo per l’adorazione eucaristica personale.

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