Don Lorenzo Maggioni, vicepresidente del Consiglio delle Chiese cristiane di Milano e collaboratore del Servizio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, presenta la serata all’Angelicum

di Annamaria BRACCINI

Don Pietro Lorenzo Maggioni
Don Lorenzo Maggioni

Sarà un evento importante, e anche innovativo, quello che vedrà l’incontro tra l’arcivescovo e i responsabili del centinaio di comunità musulmane presenti nel territorio della Diocesi. Don Lorenzo Maggioni, vicepresidente del Consiglio delle Chiese cristiane di Milano e collaboratore del Servizio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, anche in riferimento all’ambito dei rapporti con l’islam, spiega come sia maturata, da parte della Diocesi stessa, l’idea di promuovere la serata: «Quest’anno ricorrono gli 800 anni dell’incontro tra san Francesco e il Sultano Malik al-Kamil, avvenuto a Damietta, in Egitto, durante la V Crociata. Francesco, non si sa come, era riuscito a superare controlli e sentinelle arrivando di fronte al Sultano il quale, stupito da quest’uomo inerme, si lasciò conquistare dal suo racconto. Da questo incontro, che è una sorta di piccola lampada che ha illuminato la notte in un periodo veramente tragico dello scontro tra le nazioni cristiane e il mondo islamico, è nata l’iniziativa, da parte di papa Francesco, di commemorare in modo particolare appunto tale evento, cercando, tuttavia, di fare un passo ulteriore».

Quale?
Il Papa ha chiesto ai musulmani, in particolare rappresentati nella figura di Ahmad Muhammad al-Tayyib, Grande Imam di Al-Azhar (la famosa università sunnita del Cairo), di firmare congiuntamente un documento sulla fratellanza universale. Questo è avvenuto lo scorso 4 febbraio ad Abu Dhabi e a questa firma, voluta dagli Emirati arabi uniti, hanno partecipato molti altri rappresentanti di diverse realtà religiose che hanno sottoscritto, unitamente a personalità politiche, tale documento così importante. Ci è sembrato significativo commemorare questi due eventi che hanno portato luce in un passato come il Medioevo e nel presente del mondo contemporaneo ancora segnato da lotte tra le due religioni.

Il titolo dell’incontro «Come astri nella notte» è, allora, allusivo?
La tematica del rapporto tra luce e tenebre attraversa i riti di ogni era, di ogni civiltà, ma in modo particolare informa di sé il discorso sia biblico sia coranico. Abbiamo pensato di chiedere a giovani musulmani e cattolici, che già collaborano tra loro, di provare a riflettere su questo complesso, ma anche intrigante rapporto tra luce e tenebre, partendo anzitutto dalle rispettive Scritture (il Corano e la Bibbia), per poi declinare questo tema in rapporto alle figure di Francesco e del Sultano, così come di papa Francesco e del Grande Imam di Al-Azhar. L’idea ci è sembrata molto semplice: sono piccole luci flebili, ma che, da sole, sono capaci di rischiarare la notte e distruggere le tenebre più buie. Il risultato è stato il titolo «Come astri nella notte», che si rifà anche a un’immagine presente nel Corano, in specifico nella Sura della Luce. Sura dedicata per intero alla simbologia luminosa come chiave per descrivere la realtà divina. Vi si sostiene, infatti, che l’identità stessa di Dio è luce, anzi, “luce su luce”, quasi a dire che la luce ha una capacità di espandersi, non solo emanando chiarore, ma divenendo ancora più grande quando accoglie nuove realtà dentro di sé. Ci sembrava bello – in consonanza soprattutto con il messaggio del Vangelo di Giovanni nel prologo, quando dice: «La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno vinta» -, mettere enfasi su questo concetto di luce. Mi pare questo il messaggio più immediato e semplice, ma anche più potente, della serata che si articolerà, presso l’Angelicum. Tra brevi video, animazione, testimonianze – anche di un frate francescano e di un giovane musulmano su san Francesco e sul Sultano – si arriverà all’intervento dell’Arcivescovo e alla firma di un documento congiunto.

All’incontro sono stati invitati i rappresentanti del Consiglio delle Chiese cristiane e i componenti del Forum delle religioni. È in vista di un coinvolgimento più ampio?
Questo è un incontro bilaterale tra la Chiesa cattolica e i musulmani sul nostro territorio, ma abbiamo voluto aprirlo anche alla realtà delle Chiese cristiane rappresentate nel Consiglio ecumenico e anche al Forum delle Religioni, proprio per questa idea di una luce che si espande ad altri. Inoltre, voglio sottolineare che alcune Chiese cristiane hanno già rapporti bilaterali con rappresentanti musulmani e hanno iniziato, ormai da tempo, un dialogo serrato, intenso e molto interessante con queste realtà. Non è un caso che, quando si viene invitati nelle moschee o nei centri islamici, molte volte, la richiesta sia quella di ascoltare una voce plurale del mondo cristiano, espressione delle diverse confessioni presenti nel nostro territorio. Per quanto riguarda il Forum delle religioni, la proposta è stata accolta perché si percepisce, da parte di tutti, il grande problema della commistione, talvolta, tra sacro e violenza e soprattutto degli stereotipi con cui vengono viste e giudicate le fedi che non conosciamo. Come Forum delle religioni proponiamo la conoscenza reciproca come arma di difesa contro la violenza.

È la prima volta che si sviluppa un dialogo diretto tra l’Arcivescovo di Milano e rappresentanti musulmani?
La memoria risale ai tempi del cardinale Martini e, certamente, questo non è il primo incontro, ma così come l’abbiamo pensato e impostato, può essere considerato “una prima volta”, avendo invitato tutte le realtà con cui siamo in rapporto tramite gli organismi centrali diocesani, le parrocchie sul territorio, i pastori, i sacerdoti e anche gli operatori laici.

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