Una consegna ai fedeli ambrosiani nella Messa presieduta alla Grotta di Massabielle: «La cura per gli altri ci libera dall’ossessione di pensare a quello che ci manca per cominciare a pensare a quello che abbiamo»

di Annamaria Braccini

Lourdes 23 Grotta di Massabielle

Segnati dal senso dall’incompiuto che è fonte di tristezza, torniamo a metterci in cammino chiedendo a noi stessi non ciò che ci manca, ma come aiutare con quello che abbiamo. A chiederlo ai pellegrini, riuniti per la Messa della mattina presso la Grotta delle Apparizioni, è l’Arcivescovo, che presiede l’Eucaristia in rito ambrosiano, nel giorno della festa liturgica di San Pio da Pietralcina, ricordato in apertura.

Concelebrata dai vescovi e da tutti i sacerdoti della Diocesi in pellegrinaggio, la Messa è così occasione per una riflessione che sappia superare la vita sospesa e triste di oggi. Così suggerisce l’Arcivescovo – che indossa la casula donata a Lourdes dall’allora cardinale Montini- a partire da esempi che tutti conosciamo. Come chi si sente solo, chi non ha trovato l’amore della vita, chi non ha più la salute, chi è genitore di figli distratti o chi è un perenne lotta con i familiari.

Tutte realtà quotidiane, di fronte alle quali l’Arcivescovo invita ad andare oltre con generosità e solidarietà seguendo chi, solo, offre completezza, il Signore. Che non a tutti chiede di vendere ogni cosa, come fece con il notabile ricco del Vangelo di Luca al capitolo 18, ma a tutti «si offre per essere il compimento», dicendo: «Vivi, non per i tuoi soldi, ma per me. Nelle tue prove, nelle tue miserie, vivi con me libero da ogni paura, presunzione, avidità. Vivi nello stato di vita che hai scelto, oppure in quello in cui ti trovi senza averlo scelto: vivi da sposato, da consacrato, da vedova, da single, papà, mamma, e abbi cura di quello che puoi fare».

Da qui la consegna: «Il mondo ha bisogno di gente che si metta in viaggio, che si faccia carico della speranza del mondo. La cura per gli altri può dare al nostro incompiuto la giusta misura. Ricorda la parola del saggio: “Mi lamentavo di non avere le scarpe, finché un giorno ho visto uno che non aveva i piedi”. La cura per gli altri, la passione per la missione ci libera dall’ossessione di pensare a quello che ci manca per cominciare a pensare a quello che abbiamo e a come possiamo servire a preparare il regno di Dio che viene».

 

 

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