Visita alla struttura e incontro con le varie categorie degli operatori del settore: «Dio è alleato di quelli che fanno il bene, che ha bisogno di intelligenza, efficienza e scioltezza»

di Annamaria BRACCINI

Sua Eccellenza Arcivescovo Monsignor Delpini fa visita ai lavoratori del Mercato Agroalimentare di Milano.
Fotoservizio di Andrea Raffin

Il lavoro che ha permesso che sulle tavole dei milanesi non mancasse mai il cibo, anche nei giorni più neri della pandemia. Il lavoro che preoccupa per il futuro. Il lavoro svolto in silenzio e prezioso. Sono tante le ragioni per dire grazie. Così come ha voluto fare l’Arcivescovo, recandosi oggi alle 7 del mattino, insieme a una delegazione della Diocesi, al Mercato Agroalimentare, visitando diversi reparti e spazi della struttura, sempre accompagnato dal presidente della Sogemi Cesare Ferrero, che ha parlato di «un gesto di grande attenzione verso tutti gli operatori del Mercato, che in queste settimane di emergenza sanitaria hanno garantito una continuità operativa preziosa per l’approvvigionamento della città». Presenti anche la vicesindaco Anna Scavuzzo, il direttore generale Christian Malangone e l’assessore ai Servizi sociali Gabriele Rabaiotti.

Una città nella città – l’Ortomercato – che ha combattuto la sua battaglia. Dal 24 febbraio (data del primo provvedimento sanitario) il Mercato ha operato con 76 giorni di apertura su 90 e una media giornaliera di presenze di circa 4.000 persone tra grossisti agroalimentari, acquirenti, operatori di mercato e trasportatori. Un totale di oltre 300 mila presenze in 13 settimane.

La fierezza dell’onestà

Per primo, l’incontro con le associazioni dei grossisti Ago e Acmo e con gli operatori grossisti ortofrutta presso la Galleria Padiglione B. Qui l’Arcivescovo, esprimendo il suo ringraziamento, ha osservato: «Si potrebbe dire che, perché la vita della città prosegua bene, giusta, diritta, c’è gente che deve vivere al contrario: mentre la gente dorme, deve stare sveglia; mentre la gente si sveglia, deve pensare a far arrivare la roba a destinazione. Voglio dire grazie per questi sacrifici. La seconda parola che voglio dire è che mi pare che voi abbiate diritto alla fierezza. Se la città mangia, se i ristoranti possono servire roba buona, dipende da voi. Abbiate la fierezza di essere onesti e anche generosi». «L’ultima parola è una benedizione – ha detto l’Arcivescovo distribuendo l’immaginetta con la Pietà Rondanini -. La benedizione non è una parola magica, ma una dichiarazione di alleanza: Dio è alleato e sta dalla parte di quelli che fanno il bene e si mettono sulla strada del bene».

Il rapporto con la terra e con i clienti

Concetti ribaditi nell’incontro con il Consorzio Produttori Ortofrutticoli e i Produttori Agricoli presso la Galleria Padiglione C: «Desidero esprimere la mia solidarietà, il mio incoraggiamento, e  una parola di apprezzamento specifico per i produttori, perché mi pare che valorizzino due rapporti fondamentali per il benessere della società: il rapporto con la terra che fa bene alla terra perché la terra faccia bene all’umanità. E poi c’è un rapporto con il cliente, con quello che desidera un prodotto buono, fresco, che soddisfi i suoi gusti. E anche questo è un rapporto di fiducia, un rapporto che vuol dire che noi siamo fatti per vivere insieme, non per sfruttarci a vicenda, ma per contribuire gli uni con gli altri a vivere bene. L’esempio dei coltivatori, dei produttori, mi sembra che possa istruire tutti su questo rapporto con la terra e con gli altri che sono il segreto per vivere bene, per essere contenti della propria vita, per essere fieri del proprio lavoro».

L’emergenza, una provocazione

E, ancora, il momento con i responsabili del Comune di Milano, nell’ambito delle iniziative di Milano Aiuta e Food Policy e con gli operatori del terzo settore: «Sono qui prima di tutto per ringraziare di quello che è stato messo in atto coordinando alcuni aspetti che erano già dentro la prassi della solidarietà milanese, delle attività che le istituzioni e i volontari e le associazioni a Milano fanno da sempre, e continuano a fare. Per noi milanesi il momento critico, il bisogno, non è l’occasione per lamentarsi, ma è l’occasione per chiederci cosa fare. Mi pare che tutta Milano ha visto la situazione come una provocazione per “tirarsi su le maniche”. Tuttavia, non basta impegnarsi, ma bisogna farlo in modo da ottenere quel risultato che vogliamo, cioè che il sollievo arrivi a chi ne ha bisogno». Basti pensare ai kit alimentari confezionati e consegnati a oltre 4900 famiglie bisognose, pari a oltre 16 mila persone (con una media di cinque tonnellate al giorno di prodotti freschi spediti dal Mercato Agroalimentare agli hub di smistamento).

«Mi pare che, in questa emergenza, almeno per questo settore dell’assistenza immediata alle famiglie bisognose, si è dato prova di una capacità organizzativa, di un’efficienza, di una capacità di valorizzare tutti. Nel bisogno, l’emergenza è una provocazione e il bene, per esser fatto bene, ha bisogno di intelligenza, di efficienza, di scioltezza. Non ci mancano le risorse per fare fronte: le risorsa è la gente, le risorse sono la terra e quindi cerchiamo di affrontare con coraggio anche le sfide che ci aspettano in questa Fase2».

La Milano dalle genti

Quarta tappa, l’incontro con gli operatori di logistica e dei servizi commerciali del mercato, tra cui molti lavoratori provenienti da diversi Paesi del mondo. «Sono qui a dirvi l’apprezzamento per il vostro lavoro, a dire questo desiderio che abbiamo di essere insieme, di mettere insieme le nostre risorse. La Chiesa di Milano, come la città, si è sempre voluta presentare come una città che sta in mezzo, alla quale si può arrivare da ogni parte. Non è la cittadella che vuole difendersi, ma è quella società che vuole far sì che tutti si possano sentire a casa loro. Dico l’apprezzamento per le culture che portate da altri Paesi, da altre lingue, da altre religioni, da altri modi di vivere, perché ogni cultura può contribuire a creare la cultura del domani. Noi non siamo fatti per chiuderci ai contributi che vengono dal mondo ma – come raccogliamo tutti i prodotti della terra, da qualunque parte del mondo vengano, per poi metterli sulle tavole dei milanesi -, così e molto di più, accogliamo tutte le persone per costruire la Milano di domani. La Chiesa di Milano ha voluto chiamarsi “Chiesa dalle Genti”: la Milano di domani deve essere la Milano dalle genti».

Solidarietà a chi ha sofferto

Infine, le associazioni dei grossisti dei comparti ittico, caseario, fiori e carni e con gli operatori, presso l’atrio del Mercato Fiori: «Desidero esprimere la mia solidarietà a quelle categorie che hanno sofferto di più questo blocco. La Chiesa, come è noto, ha sofferto il blocco del suo momento centrale, cioè l’impossibilità di celebrare. E ciò ha precluso alla gente di poter abitare le proprie chiese, ha mortificato anche, per esempio, tutto il mercato dei fiori. Quindi immagino che i fioristi, i produttori e i distributori abbiano sofferto in modo particolare. L’alleanza di Dio è quella forza di affrontare le situazioni e trasformarle in occasioni. Dio è alleato di coloro che amano il bene, che fanno il bene, che contribuiscono al bene di tutti».

 

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