Formazione e comunicazione, in una videoconferenza alla Cattolica il messaggio di monsignor Delpini per una finanza del bene comune

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Responsabilità, cooperazione, formazione, bene comune. Sono le parole ricorrenti del dialogo che giovedì 29 ottobre l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini ha tenuto con il direttore della sede di Milano della Banca d’Italia, Giuseppe Sopranzetti, e la preside della facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Elena Beccalli.

Il percorso di dialogo tra diocesi di Milano, Università Cattolica e istituzioni bancarie è stato avviato un anno fa a seguito del primo incontro tra l’Arcivescovo di Milano e il mondo finanziario, nell’ambito di un convegno che si è svolto il 23 ottobre 2019 in Cattolica e alla Biblioteca ambrosiana sui temi di etica e finanza.

«Per esercitare la responsabilità è necessaria, prima ancora che una posizione di potere, una convinzione personale che disponga a pagare il prezzo per i valori in cui si crede», ha detto l’Arcivescovo, con uno sguardo rivolto anche alla particolare situazione che sta vivendo il capoluogo lombardo. «Milano ce la farà se ce la faremo insieme, se non ci sottraiamo alle nostre responsabilità. Io mi voglio impegnare, impegnatevi anche voi».

Per tenere vivo il dialogo tra diocesi di Milano e banche l’Arcivescovo ha individuato nella formazione e nella comunicazione i due pilastri per rendere la «finanza funzionale al bene comune». «La minoranza può esercitare una pressione sulla maggioranza. Per questo è necessario investire nella formazione» che argomenta «la fondazione dei valori e il loro “essere un bene”. La formazione offre motivazioni per contrastare la seduzione che percorre altre vie rispetto alle argomentazioni: si avvale infatti delle pressioni emotive, dei condizionamenti di massa», ha detto monsignor Delpini.

L’altro aspetto fondamentale è la comunicazione soprattutto «nel contesto della confusione comunicativa che caratterizza il momento contemporaneo», ha aggiunto monsignor Delpini. «Formazione tecnica e capacità della comunicazione sono due capitoli fondamentali, che rendono possibile condividere un’idea e un valore in modo che ne cresca una comunità».

L’incontro, quindi, è stata un’occasione per fare il punto sugli sviluppi futuri del dialogo avviato un anno fa dell’Arcivescovo di Milano con il mondo finanziario. «Un confronto che appare ancora più necessario e lungimirante alla luce delle pesanti ricadute economiche e sociali della pandemia – ha osservato la preside Beccalli -. Per affrontare una situazione così drammaticamente complessa bisogna andare oltre il raggio di azione di una singola realtà e diremmo anche superiore i limiti di una prospettiva unica; servono invece la cooperazione e il lavoro sinergico di varie istituzioni, con la loro indipendenza e complementarietà da valorizzare, come l’Arcivescovo di Milano ci ha invitato a fare». Infatti, «la pandemia avendo amplificato e moltiplicato le povertà nonché alimentato ulteriormente le disuguaglianze impone un ripensamento del settore bancario e finanziario».

Ne è convinto Giuseppe Sopranzetti, direttore della sede di Milano della Banca d’Italia: «La finanza non è né buona né cattiva dipende dall’uso che se ne fa» e se «utilizzata male può fare danni eclatanti ». Da questo punto di vista «l’etica diventa un valore trainante per contribuire a una finanza inclusiva. Ben venga, dunque, il progetto di oggi volto a rafforzare il dialogo tra diocesi, Università Cattolica e banche per studiare strumenti di lavoro per un’economia sostenibile che ponga al centro l’uomo. Ed è importante che questo progetto parta da Milano, colpita gravemente dal Covid, che con i suoi talenti, sicuramente avrà la forza per risollevarsi».

Per questo, ha concluso monsignor Delpini, «sono grato all’Università Cattolica per aver promosso i laboratori che hanno raccolto tanto consenso tra gli studenti e che risultano promettenti per formare degli esperti in grado di interpretare la finanza e di ritenere il mondo finanziario un contesto propizio a promuovere il bene comune, con la consapevolezza delle difficoltà da superare e delle potenzialità di incidenza dei valori. Proprio i valori possono scontrarsi e risultare sconfitti dalla ottusità che irride alla lungimiranza, dalla prepotenza che impone il proprio interesse a danno del bene comune, dall’inclinazione al servilismo rispetto ai poteri forti che estenua la capacità di resistenza delle coscienze».

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