Nella festa del patrono San Michele Arcangelo, monsignor Delpini ha presieduto la Messa nella Basilica di Sant’Ambrogio. Analoga celebrazione a Lecco, presso il Santuario della Madonna della Vittoria

di Annamaria BRACCINI

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Messa in Sant'Ambrogio: l'omelia dell'Arcivescovo

Il male che sembra invincibile, ma che non trionferà mai sul bene. La società e il cuore di ciascuno che hanno bisogno di gente capace di prendere posizione, di credere alla speranza affidabile e a una vocazione cristiana, o anche laica, vòlta, appunto, a svolgere al meglio le proprie responsabilità lavorative. Dice così l’Arcivescovo ai moltissimi dirigenti e agenti della Polizia di Stato che, nella Basilica di Sant’Ambrogio, partecipano alla celebrazione eucaristica da lui presieduta nella festa di San Michele Arcangelo, patrono dell’Autorità nazionale di Pubblica sicurezza.

All’Eucaristia sono presenti, tra gli altri, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, la vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo, Luigi Pagano (provveditore all’Amministrazione Penitenziaria della Lombardia), il comandante dei Vigili Marco Ciacci, autorità militari e civili. Concelebrano l’abate di Sant’Ambrogio, monsignor Carlo Faccendini, e il cappellano della Polizia di Milano don Gianluca Bernardini, che porge il saluto di benvenuto: «Le chiediamo, oltre che pregare con noi e per noi nell’Eucarestia, di rivolgerci una parola accorata perché la nostra professione, a servizio dello Stato, sia vissuta con spirito di particolare dedizione verso ciascun uomo e cittadino. Le posso assicurare, che molti uomini e donne, presenti anche quest’oggi, oltre che essere seri professionisti, vivono davvero con umanità, spirito di abnegazione nonché sacrificio la propria professione. Non mancano, però, le fatiche, i disagi, le sofferenze e, purtroppo, gli stessi lutti che colpiscono tutti, comprese le nostre famiglie».

A tutti si rivolge monsignor Delpini prendendo avvio, nella sua omelia, dalla prima lettura con la lotta tra il bene e il male: «Nella scena dell’Apocalisse, il male, l’enorme drago rosso è in attesa della sua vittoria definitiva. Una storia che sembra scontata perché l’avversario è una donna incinta con un bambino che sta per nascere. Abbiamo l’idea della sproporzione, di una buona promessa destinata a essere inghiottita dalla minaccia del male. Ci si trova di fronte a un incombere del male che sembra invincibile». Chiaro il riferimento alla situazione odierna e agli uomini e donne impegnati in Polizia, «che sfidano le forze dell’illegalità, della malavita organizzata, del terrorismo, dei cultori della violenza, dell’incontrollabile esplosione della pazzia». E questo ogni giorno, «tra gli inferi e il cielo, dove c’è la terra. È qui, dove ancora continua, nella società e nel cuore di ciascuno, la lotta tra il bene e il male, che dobbiamo prendere posizione. La terra non è tutta luce, ma nemmeno tutto abisso: è il luogo dell’ambiguità, dell’incertezza in cui la sfida prosegue in maniera enigmatica». «L’Apocalisse rivela un capovolgimento della situazione e non c’è più posto per il male che viene sconfitto dalla potenza di Dio, dagli angeli e da tutti coloro che operano per il bene. E, tuttavia, questa vittoria insperata può sembrare una favola, un lieto fine perché non si sia troppo disperati».

Ma, ancora, non e così. «Siamo qui, nella festa del Patrono, perché come cristiani vogliamo dire che lottiamo, in questo tempo che sembra di impedirci di avere una visione chiara del destino dell’umanità, professando la fede della vittoria del bene sul male, per la promessa di Dio, non una consolazione, non un vago immaginario del futuro, ma la fede in Gesù che ha vinto la morte e il peccato con il suo sangue versato sulla croce». Tra chi vive questa guerra rassegnato, chi è pieno di speranza e quelli che non si pongono nemmeno la questione di come sarà l’esito finale cercando di adattarsi alle circostanze, occorre lottare «non per mestiere, ma accogliendo la professione come un desiderio di bene, non solo come una collocazione lavorativa». «Preghiamo per tutta la Polizia, per chi ci crede e chi no, per dire che la fede è un motivo per vivere la lotta in questa terra di vittoria e di sconfitta, non come eroismo temerario, non per conseguire una gloria mondana, ma con la speranza che viene da Dio». Anche se, certo – non si nasconde Delpini -, questa consapevolezza non «sottrae alle tribolazioni, non rende più leggero il peso, meno pericoloso il contrasto alle forme di cattiveria, violenza, imbroglio che insidiano la società». «Sono qui per esortarvi a continuare nel vostro servizio così apprezzato e invitarvi ad alzare lo sguardo, ad avere una visone luminosa e, quindi, a vivere la vostra dedizione esemplare con animo fiducioso nella certezza ferma della vittoria del bene sul male».

Quel prevalere a cui dà voce, al termine della Messa, il questore Cardona che parla della situazione allarmante e «importante» dei reati, particolarmente odiosi, perpetrati negli ospedali a cui – in accordo con la Regione – la Polizia dedicherà particolare attenzione: «Solo un esempio dell’impegno della Polizia a favore dei più deboli e di chi non ha voce», spiega Cardona, dal quale arrivano anche due notizie finora mai trapelate. «Con l’Arcivescovo, quest’estate, siamo andati insieme, riservatamente, in alcune delle periferie più problematiche di Milano, il Forlanini, la Bovisa, la Comasina». E, poi, l’annuncio che si rivedranno di nuovo, presto, in autunno – probabilmente a novembre -, per immaginare una iniziativa comune che dovrebbe riguardare il problema del ricovero di emergenza degli homeless che non accettano di essere inseriti nelle strutture adibite ad hoc. Infine, il semplice il pranzo, consumato alla vicina mensa, con tutti i poliziotti.

Al Santuario della Madonna della Vittoria

È sera quando a Lecco, presso il Santuario della Madonna della Vittoria che festeggia il suo secolo, monsignor Delpini si sofferma ancora sulla festa di San Michele Arcangelo. Anche in questa celebrazione, non mancano i rappresentanti delle Forze dell’ordine, rappresentanti militari e civili con, in prima fila, il sindaco Virginio Brivio, insieme alle Associazioni dei reduci della Campagna Russia e delle famiglie dei caduti e dispersi in guerra. «Ricordiamoci dei nostri morti che ci rammentano di vivere da svegli. Vivere da svegli significa vivere sempre alla presenza del Signore e raccogliere le sfide». Costruendo, così, la vita autentica del farsi prossimo.

 

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