Presso la Grotta di Lourdes un momento di raccoglimento con preti e diaconi articolato in diverse intenzioni: «Un'occasione per dirvi grazie di questi giorni e dell'intera testimonianza del vostro ministero». Poi la Via Crucis notturna con l'Unitalsi

di Annamaria Braccini

Nel 14° anniversario della sua ordinazione episcopale e alla vigilia del giorno che ricorda il suo ingresso in Diocesi di Milano (24 settembre 2017), l’Arcivescovo saluta con queste espressioni di riconoscenza i preti e i diaconi permanenti riuniti a Lourdes presso la Grotta delle apparizioni: «Questa è un’occasione per sentirci uniti nella preghiera, nella fede, nel servizio».

«La prima cosa che voglio dirvi è grazie e la seconda è condividere tra noi alcune intenzioni specifiche che mi stanno a cuore». Una per ognuna delle 10 Ave Maria recitate tutti insieme.

La prima è «per i ragazzi, gli adolescenti e i giovani perché sentano che, nella loro vita, c’è un’annunciazione e un vocazione».
La seconda intenzione riguarda «i seminaristi e i Diaconi transeunti – sabato 25 settembre l’Ordinazione dei futuri preti 2022 in Duomo – perché il loro discernimento sia pieno di fiducia e docile allo Spirito».
E, ancora, la preghiera è per coloro «che si trovano all’inizio di un nuovo Ministero e per chi ha lasciato la responsabilità di parroco avendo meno impegni, affinché nessuno si senta inutile o rottamato».
Si prosegue con il pensiero rivolto ai «preti malati che hanno bisogno dei medici, ma anche di fraternità, perché nessuno si senta abbandonato» e con «i sacerdoti e diaconi che hanno malati in casa e un Ministero segnato da questa sofferenza: chiediamo, per loro e per noi, la fortezza».
Un’Ave Maria è anche «per quelli che non si sentono capiti dal loro Vescovo o non ne condividono le scelte. Preghiamo perché le intenzioni di bene prevalgano».
Non manca la preghiera «per i preti che si trovano in una situazione complicata, che sono ricattati o che, con il loro comportamento, hanno creato scandalo nella comunità. Preghiamo perché abbiano la forza di cambiare vita».
Poi la richiesta, a ognuno dei presbiteri presenti, di pregare, nel proprio cuore, «per qualche confratello particolarmente caro a livello personale».
Infine, «per i morti di questo periodo: tanti preti e tanti loro familiari».

«La strada che porta alla risurrezione»

Mentre già sul Santuario è calato il buio, la giornata si conclude presso la “Prateria”, dove l’Arcivescovo prende parte alla Via Crucis con malati e volontari dell’Unitalsi.

Al termine delle suggestive Stazioni, richiamate da moderne sculture in marmo bianco donate da gruppi e realtà di diverse nazionalità – la X offerta dall’Unitalsi Italia per il centenario (1903-2003) – l’Arcivescovo riflette sulla risurrezione: «Il Signore riconoscerà ognuno di noi. La Via Crucis ci invita a centrare l’attenzione su Gesù e sul suo soffrire, ma anche su quelli che non sono santi, ma hanno dato una mano, magari portando la croce sul Calvario o nella tremenda storia fatta di tante croci. Gesù dirà: “Io mi ricordo di te, del bene che mi hai fatto perché qualunque cosa avrete fatto a ciascuno di questi piccoli lo avete fatto a me”. Quel giorno noi lo aspettiamo perché la morte, come rivela l’ultima Stazione, non vince. Riconosciamo la Via Crucis dolorosa del Signore come la strada che porta alla risurrezione. Questo è il fondamento della nostra speranza, la certezza e la convinzione rassicurante che arriveremo lì stanchi, feriti dalla vita e dalle malattie, ma il Signore ci riconoscerà»

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