Pubblichiamo una nostra trascrizione dell’intervento tenuto al Seminario di Huacho nel corso del viaggio nel Paese sudamericano

perù
Al seminario di Huacho

Pubblichiamo una nostra trascrizione dell’intervento di monsignor Mario Delpini ai sacerdoti di Huacho, pronunciato in spagnolo giovedì 9 gennaio presso l’auditorium del Seminario, nel corso del viaggio che l’Arcivescovo sta effettuando in Perù in visita ai fidei donum ambrosiani là in missione. Con il vescovo della Diocesi, monsignor Antonio Santarsiero, erano presenti circa 80 preti diocesani.

La vita di un prete chiede di essere riformata. C’è la necessità di una riforma che non è una rivoluzione, un’invenzione arbitraria. Riforma dice che ci sono elementi culturali dei quali tenere conto nell’avviarla.

1.La riforma spirituale significa che lo Spirito Santo ci ispira e ci guida. Cosa dice oggi lo Spirito Santo alla Chiesa? Ci chiede di informarci più esplicitamente a tenere la forma di Gesù. Lo Spirito Santo e l’amore di Dio ci insegnano ad amare come Gesù. Il gusto di stare in Gesù per informarci di Lui. Dunque, una riforma spirituale.

2.La riforma significa rispondere alla domanda: cosa significa essere prete oggi? Anzitutto un prete ha il potere di consacrare, di perdonare e di condurre una comunità. Consacrare in senso eucaristico (secondo il Concilio di Trento): ma oggi un presbitero consacra perché è parte di un presbiterio. Un prete partecipa del ministero del vescovo affidato a un presbiterio. Un sacerdote prima di un incarico ha una partecipazione, un’appartenenza, una direzione che lo precede. Più importante del mandato concreto, ma perché partecipa della missione della Chiesa. Poi viene il mandato preciso che lo impegna a concretizzare l’appartenenza al presbiterio.

3.Una riforma infine missionaria, di evangelizzazione. Un prete non va in una comunità per attenersi a una tradizione, ma una parrocchia è il segno che si apre a tutti e non si chiude in un gruppo di amici che cercano di andare d’accordo. La missione oggi si attua come dice Isaia nel Vangelo secondo Luca di oggi: il Signore mi ha mandato a proclamare ai poveri… In Italia i preti sono occupati per il 12% dei praticanti dimenticando tutto il resto. Il prete deve trasformare la Chiesa in un atteggiamento di maggiore ed esplicita missionarietà. Abbiamo buone ragioni per sperare questo? In Europa abbiamo poca speranza e si pensa che si vive per morire, senza speranza nella vita eterna che dovremmo proclamare.

Stiamo vivendo un tempo che ci sta provocando a questa riforma, urgente e necessaria.

Dopo il dibattito, l’Arcivescovo ha approfondito alcune questioni.

1.La questione della formazione deve tenere conto delle accentuazioni che di volta in volta il vescovo evidenzia.

2.Il problema non è quanti sono oggi i preti di una Diocesi, ma importa che questi preti siano davvero tali. La missione della Chiesa oggi ha bisogno di preti infiammati di spirito, ma che sia santo. Non è il tempo per contare se siamo tanti o pochi, ma se siamo pieni di fuoco dello Spirito, se siamo segno della misericordia di Gesù. Oggi noi ordiniamo a Milano tra i 15 e 20 preti, ma questo non è così decisivo. Ora che i numeri delle ordinazioni scendono non possiamo evitare di porre l’attenzione sulla missione…

3.Nonostante la tecnologia e la cibernetica noi crediamo che Gesù ama i giovani di oggi come i giovani di sempre. Importa stabilire con loro un rapporto personale proponendo un cammino di discernimento.

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