Il contributo che la teologia può offrire all’uomo di oggi è stato il tema dell’inaugurazione dell’Anno Accademico della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, aperto dal cardinale Scola. Monsignor Gerhard Ludwig Müller ha tenuto la Lectio Magistralis

di Annamaria BRACCINI

facoltà teologica

«La nostra Chiesa conta sul vostro lavoro quotidiano come efficace sostegno nel proporre a tutti le ragioni della fede, in modo che il cattolicesimo popolare ambrosiano possa compiere tutto il tragitto che porta “dalla convenzione alla convinzione” e i nostri fratelli uomini possano cogliere l’incontro gratuito con Cristo in tutta la sua corrispondenza all’umano desiderio di pienezza».
Il cardinale Scola interviene all’Inaugurazione dell’Anno accademico della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di cui è Gran Cancelliere, ed esprime, citando la Lettera pastorale “il campo è il mondo”, il suo auspicio per il grande contributo che la teologia può offrire – nota ancora – all’uomo contemporaneo smarrito e alla ricerca di un suo senso profondo. Un impegno di evangelizzazione da sviluppare, come chiede papa Francesco, in modo “interdisciplinare e integrato”, «nell’approfondimento permanente del Volto della Verità» e attraverso «l’incontro a 360° con ogni interlocutore possibile», proprio perché «la ricerca della verità, nelle svariate forme non può che trovare compagni di strada in donne e uomini che dedicano i loro migliori sforzi allo studio e alla docenza in ambito teologico».
E di «dedizione personale», di tutti coloro che vivono il loro lavoro e insegnano in Facoltà parla anche il preside, monsignor Pierangelo Sequeri che dice, nel suo saluto, «questo impegno rappresenta già ora una testimonianza speciale per le generazioni di uomini e donne a venire, della bontà della causa che ne giustifica l’entusiasmo e il sacrificio. È una buona causa per il cristiano, una buona causa per l’umano, una buona causa per il tempo presente, ma anche, certamente, una causa degna di futuro».
Poi, prende la parola, attesissimo dalle centinaia di docenti, studenti, sacerdoti e laici che si affollano, monsignor Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, amico di lunga data dell’Arcivescovo e che verrà creato cardinale nel Concistoro della settimana prossima. La sua Lectio Magistralis affronta il tema relativo ad “Alcune sfide per la teologia nell’orizzonte della cittadinanza contemporanea”.
Dalle difficoltà del mondo di oggi e della comprensionecomunicazione autentica dell’uomo prende il via la riflessione. Tre i tratti dell’uomo contemporaneo che Müller delinea.
«Poiché inserito in un mondo sempre più “globale” e ricco di comunicazioni, l’uomo viene sollecitato, come mai è accaduto nelle precedenti generazioni, da una moltiplicata vicinanza dei suoi simili. Ciascuno di noi comprende quale immensa possibilità ciò rappresenti. Tuttavia constatiamo nello stesso tempo che oggi l’uomo vive una prossimità sempre più occasionale, Questa assenza di vincoli stabili lo rende sempre più fragile, sempre meno capace di discernere criticamente ciò che convenga o meno alla dignità del suo stesso essere umano».
Inoltre, un uomo dalle relazioni “fragili”: «perché quanto più si sfaldano non solo i legami orizzontali della sua prossimità ma anche quelli verticali con le generazioni che lo precedono e con quelle che lo seguono, tanto meno egli avverte di essere inserito in una storia».
Da qui, la prospettiva di un orizzonte “corto” in cui ci muoviamo, con un passato che spesso percepiamo “pesante” e un futuro nebuloso e indeterminato. «È questo un elemento su cui richiama la nostra attenzione anche il papa Francesco, è una difficoltà a guardare al futuro con fiducia». Insomma, è difficile “sperare”, avere una “speranza affidabile, per usare le parole di Benedetto XVI Che cosa, allora, può dare, in concreto, la fede? Chiara la risposta del Prefetto: «Discernimento, storia e speranza sono il primo ed elementare contributo che la fede, anzitutto attraverso la prassi di una vita che la testimonia e quindi anche attraverso la riflessione di una teologia che ne rileva puntualmente i tratti essenziali, è chiamata ad offrire al mondo, per risollevare le sorti di un’umanità sempre più povera di legami, di senso e di fiducia».
E la teologia, come espressione appassionata della Verità, deve proporre questo contributo con un linguaggio comprensibile alla società. Società plurale che è una «sfida», sottolinea il relatore, perché «il nostro lavoro sia espresso con un linguaggio sempre meno iniziatico e auto-referenziale. È purtroppo il vezzo di molti nostri ambienti accademici, formulare il proprio sapere con codici eccessivamente criptici».
L’esempio di un linguaggio insieme “alto” e comprensibile rimane quello di papa Ratzinger. Senza facili banalizzazioni – magari per inseguire il consenso diffuso dei mass media – senza il riferirsi continuo alla “rete” o alla tecnologia, la teologia ha il dovere di farsi capire, perché come diceva Karl Barth: “essa non è questione privata dei teologi e dei professori e neppure dei pastori”.
In questo orizzonte, d’altra parte, si inserisce anche un intero modo di guardare all’“umano” – che non può che “pensarsi” in relazione con gli altri – con i suoi rapporti economici, sociali, affettivi. «Non ci può essere, infatti, un reale discernimento senza una ragione che sia certa di trovare la verità scommettendo fino in fondo sulla libertà dell’uomo e sulle sue risorse, quando sono sanate ed elevate. Pensiamo a quanto tutto ciò diviene concreto sullo sfondo di quella crisi che da tempo ci attanaglia: una crisi antropologica prima ancora che economica e finanziaria. Una crisi che esige risposte radicali, di quella radicalità che solo un profondo cambiamento dell’humanum può ottenere. Una crisi che attende una svolta culturale prima ancora che di strutture e di costumi. Bellezza, Verità, Giustizia: senza comprendere tali dimensioni, non si comprenderà mai l’uomo nella portata del suo stesso essere ed operare nel mondo. Qui, la teologia ha ancora molto da dire e da offrire al pensiero contemporaneo», scandisce Müller.
La sua conclusione è una sorta di consegna ai “colleghi” teologi: «Che la ricerca della verità rifugga ogni gioco intellettuale, incapace di compenetrare e dar forma alla vita, così che la luce della verità sia sempre sopra di noi e davanti a noi e essa possa conquistare la sua forza nel mondo anche attraverso di noi».
Infine, la cerimonia di Inaugurazione si conclude nella Basilica di san Simpliciano, contigua alla sede Facoltà dove monsignor Müller presiede l’Eucaristia concelebrata da molti professori

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