Guarda anche all’Expo il convegno annuale della Classe Borromaica dell’Accademia, che mette a tema la Milano del cardinale Federico e dei secoli XVII e XVIII

di Claudia DI FILIPPO BAREGGI
Accademico Classe Borromaica, prof.ord. Storia Moderna Università degli Studi

Federico Borromeo

Qual era il clima culturale milanese del Seicento? Una città ”spagnola”, anche se gelosa delle proprie prerogative. Una periferia, si potrebbe giudicare in modo superficiale. Un centro inglobato però in un “impero” su cui – sommando ancora in quel momento colonie spagnole e portoghesi – «non tramontava mai il sole» (per usare una celebre espressione): Europa mediterranea, Turchia, Mare del Nord, soprattutto Centro e Sud America, coste africane, isole atlantiche, e poi Asia, India, Giappone, Cina, Filippine, Vietnam.

Milano sta per diventare “centro” di un mondo enormemente dilatato dall’evento dell’Expo. Così la Classe Borromaica dell’Accademia Ambrosiana, sotto la guida del direttore don Alberto Rocca e con la cura dei professori Gianvittorio Signorotto e Michela Catto, per il suo convegno annuale ha messo quest’anno a tema la Milano di Federico Borromeo, e in modo più esteso il XVII secolo, per illuminare quanto del mondo in cui la città era inserita riuscisse a penetrare nella elaborazione culturale del tempo. Cosa si conosceva realmente di quelle terre lontane? Attraverso quali canali giungevano le informazioni? Quale consapevolezza c’era nel contatto con Paesi, culture e religioni tanto diverse? E, da tutti questi punti di vista, la Biblioteca Ambrosiana costituisce, per l’intelligente curiosità del cardinal Federico, suo fondatore, e per preziosità delle sue raccolte, un punto di osservazione di singolare interesse.

Il convegno, dedicato a “Milano, l’Ambrosiana e la conoscenza dei nuovi mondi (secoli XVII e XVIII)”, inizierà il 26 novembre con la prolusione di Joan-Pau Rubiés della Universitat Pompeu Fabra di Barcellona su «Nuovo mondo e nuovi mondi: ritorno alla questione dell’impatto culturale».Le quattro sessioni successive (27 e 28, sempre nella sede della Biblioteca Ambrosiana) mostreranno tutta la ricchezza delle fonti usate: fonti missionarie, innanzitutto, romane (Propaganda Fide) e milanesi, ma non solo. È, infatti, soprattutto attraverso i missionari, grazie al loro vissuto e alle loro descrizioni, che possiamo entrare nel “serraglio” turco, inoltrarci nelle terre africane, toccare con mano la “mondializzazione iberica” nel continente americano, senza contare l’India e la Cina, cui grande peso sarà dato per gli apporti e gli scambi culturali, artistici e scientifici di cui sovente proprio i religiosi fecero da tramite.

Filtri di parte? Certamente il “rischio” esiste sempre; tuttavia le fonti che i numerosi studiosi – italiani e stranieri – hanno preso in esame per le loro relazioni, offriranno spunti e intrecci diversi: geografia, cartografia, riflessione politica, studio della natura, cultura materiale, rappresentazioni e spettacoli… Un universo di conoscenze che, fra sogno, immaginazione e realtà, consentiranno di immergersi nella cultura di un tempo, di una società e di una cultura che, ben lontana dall’essere ripiegata su se stessa, evidenzia invece non banali e scontate aperture di grande interesse e vivacità.

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