I Vicari episcopali presentano il prossimo incontro di formazione alla Facoltà teologica: «Questa virtù teologale ci porta a scoprire che la vita di ciascuno va verso un compimento felice e non verso il nulla»

di Luigi STUCCHI e Paolo MARTINELLI
Vicari episcopali per la Vita consacrata femminile e maschile

Vita consacrata

“Abbracciare con speranza il futuro”: questa la richiesta che papa Francesco ha rivolto alle consacrate e ai consacrati di tutto il mondo all’inizio dell’Anno della Vita Consacrata.

Quale rapporto intercorre tra la virtù teologale della speranza e la sequela di Cristo sine glossa, in castità, povertà e obbedienza? La speranza, lo sappiamo, è una “virtù bambina”, ricordava Charles Peguy; è la più piccola in confronto alle altre due: ma è proprio lei a prendere per mano e a portare in avanti la fede e la carità. La speranza riguarda non solo la vita dei consacrati. Riguarda profondamente la Chiesa e il mondo intero. Senza speranza, infatti, non c’è futuro, ci si ripiega sul presente e sull’immediato, si “naviga a vista”, ultimamente privi di prospettiva. Senza questa virtù prende il sopravvento la “cultura del provvisorio” che impedisce alla libertà di decidere per sempre e di creare legami stabili. La vita consacrata è chiamata a rispondere alle sfide della precarietà del tempo presente, mostrando che con la grazia di Dio è possibile prendere decisioni per la vita, impegnare totalmente la propria esistenza per rispondere all’amore di Cristo. Su di Lui possiamo rischiare la nostra libertà per sempre. La speranza rende possibile non solo essere “liberi da”, ma soprattutto “liberi per”.

La speranza ci porta a scoprire che la vita di ciascuno va verso un compimento felice e non verso il nulla. Si può vivere il presente e progettare il futuro solo nella prospettiva che la storia abbia un senso positivo, una meta degna del desiderio di bene che anima l’uomo e la donna. Il grande poeta Thomas S. Eliot dice: «Senza significato non c’è tempo». La vita consacrata ha il compito di ricordare a tutti con la stessa forma della vita che esiste un significato ultimo al tempo che scorre: è Gesù risorto, vincitore sul nulla e sulla morte. Si tratta della dimensione “escatologica” che la vita consacrata è chiamata a esprimere. I consacrati e le consacrate non hanno come compito di indicare un “aldilà” etereo, estraneo alla “città terrestre”; ma di ricordare a tutti che Gesù risorto è la speranza del mondo; per questo vale la pena vivere intensamente il presente. La speranza mette in profonda relazione ogni istante di vita con il senso ultimo. Ogni istante ha un significato eterno. La vita consacrata ha il compito di custodire la speranza di tutti.

Sabato 7 novembre, alle 9.30, alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, nel quarto incontro di formazione organizzato dall’Arcidiocesi ambrosiana per la vita consacrata, insieme a Cism-Usmi e Ciis, aiuteranno ad approfondire queste tematiche il professor Alceo Grazioli, della Pontificia Università Antonianum, con una relazione sulla perseveranza vocazionale, e il professor Cesare Vaiani, segretario generale per la formazione e studi dei Frati Minori, con un intervento sulla relazione tra vita consacrata e dimensione escatologica della Chiesa. Un appuntamento non solo per addetti ai lavori, ma per chiunque abbia a cuore la speranza di tutti.

 

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