La sessione pomeridiana del Caritas Day dedicata all’esposizione di testimonianze di delegati provenienti dai vari Paesi

di Luisa BOVE

Caritas Day

La sessione pomeridiana del Caritas Day è stata dedicata all’esposizione di testimonianze su alcune esperienze in corso nei vari Paesi, in modo particolare per quanto riguarda le cosiddette “buone prassi”. A moderare gli interventi Ambroise Tine, di Caritas Senegal. Ecco i delegati che hanno preso la parola.

Mario Arevalo (Caritas Guatemala): «Nel nostro Paese la povertà è una sfida e la fame è ancora un flagello. La denutrizione cronica colpisce il 50% della popolazione, e soprattutto i bambini. Questo provoca una situazione di conflittualità per l’accesso all’acqua e alla terra, con conseguente sfruttamento delle popolazioni indigene. La Caritas svolge un’azione profetica perché aiuta i poveri, annuncia e denuncia. Abbiamo assunto le linee guida della Fao, lottiamo per i diritti umani col sostegno della Conferenza episcopale, della Caritas spagnola e di quella Internazionale. Promuoviamo nuovi modelli di agricoltura biologica e politiche di sostegno pubblico per la popolazione».

Haridas Verikkotil (Caritas India): «Negli ultimi 8 anni tanti piccoli agricoltori hanno partecipato a una Conferenza, dalla quale hanno raccolto idee che poi hanno condiviso. Organizziamo eventi culturali, dimostrazioni pratiche, mostre, fiere e viaggi in aziende-pilota…».

Carstern Muume (Caritas Malawi): «Il nostro Paese dipende dall’agricoltura e il 70% di chi vi lavora sono donne. Anche se un terzo del Paese è ricco d’acqua e di risorse, ben 4 milioni di persone soffrono la fame e il 40% dei bambini sono malnutriti e sottosviluppati. Abbiamo lavorato sull’irrigazione e migliorato le coltivazioni, introducendo sistemi intelligenti per il fabbisogno e la capacità produttiva delle fattorie. Oggi molte comunità sono autonome».

Juana Berta Duarte Somosa (Caritas Nicaragua): «Grazie all’aiuto della Caritas spagnola e poi di Caritas Internationalis, stiamo migliorando la qualità di vita delle famiglie dal punto di vista ecologico, umano, sociale, spirituale. Attraverso la creazione di orti e la commercializzazione dei loro prodotti, garantiamo il diritto all’alimentazione e cerchiamo di favorire l’economia familiare per fermare la migrazione dei nuclei rurali. Siamo riusciti a cambiare la loro mentalità, eliminando i prodotti chimici in favore dei concimi biologici. Ora queste famiglie vogliono unirsi in cooperative, ma hanno bisogno di sostegno e collaborazione».

Patricia Hlaing (Caritas Myanmar): «Il nostro è un Paese agricolo, che soffre di problemi di accesso al credito e alle risorse naturali. I piccoli coltivatori scontano carenze tecnologiche e la mancanza di leggi adeguate. Stiamo lavorando su progetti locali per i piccoli latifondisti, con accesso al credito per i piccoli proprietari terrieri. Promuoviamo corsi di formazione e orientamento per attività agricole a conduzione familiare, favoriamo la creazione di orti familiari e buone prassi in agricoltura e per avere accesso al credito».

Paolo Beccegato (Caritas Italiana): «L’obiettivo della Campagna Caritas era quello di dare una valenza educativa. Tutte le Caritas europee l’hanno ripresa, e Caritas Italiana ha pure aggiunto la frase “È compito nostro”. Il metodo partecipativo ha favorito la collaborazione di 35 organizzazioni e realtà ecclesiali e inoltre il coinvolgimento di tante scuole (materiale on line su www.cibopertutti.it)».

Dana Shahin (Caritas Giordania): «Siamo nati nel 1967 per aiutare i rifugiati politici. “Una cucina di famiglia produttiva” è il progetto che abbiamo avviato per cucinare cibo e venderlo per sostenere le famiglie e mandare a scuola i figli. Dieci donne rifugiate – siriane, irachene e giordane – hanno fatto il corso: cucinano senza conservanti e coloranti e oggi sono fonte di reddito per le loro famiglie».

Elana Wright (Caritas Canada): «Abbiamo organizzato una campagna educativa, in particolare per le donne coltivatrici. Il nostro sistema alimentare si basa sulle tradizioni tramandate di padre in figlio, ma ora mancano le sementi e c’è chi se le accaparra. Per garantire accesso al seme abbiamo organizzato la campagna “Seminare l’amore”, che ha avuto molto successo perché i canadesi si fidano delle ong e delle loro capacità. Venti mila canadesi e 20 deputati hanno firmato una petizione inviata al Governo per sollecitare ad acquistare prodotti biologici».

Giulian Tim Walsh (Caritas Oceania): «L’Oceania è soggetta a notevoli cambiamenti climatici, causati soprattutto dai cicloni, sempre più frequenti. Le acque sono fonte di vita. Il mare è fondamentale per la nostra catena alimentare. Prima grazie ai fiumi si irrigavano orti, oggi molte aree sono state abbandonate. Il nostro progetto si chiama “Piccoli ma grandi”. Abbiamo tre richieste: vivere in modo più sostenibile e giusto, favorire un accordo internazionale sul clima, ascoltare le voci di chi subisce queste devastazioni. Se la terra vive, continueranno a vivere anche i suoi abitanti!»

In conclusione è intervenuto Michel Roy, confermato segretario generale di Caritas Internationalis, che ha ringraziato la Caritas Ambrosiana per il recupero delle eccedenze alimentari condotto a Expo e ha sollecitato: «Condividiamo ancor più le nostre esperienze, visto che ci sono migliaia di progetti nel mondo, e trasformiamole in messaggi politici nazionali e internazionali. Promuoviamo l’agricoltura su piccola scala, diamo agli agricoltori risorse per produrre in modo sostenibile, chiediamo ai nostri governi le misure necessarie. Non è la legge che sconfigge la fame, ma aiuta». E sulle tonnellate di scarto alimentare: «Il cibo è sacro. La gente ha bisogno di pane, ma anche di rispetto. Dividere per moltiplicare vale per il cibo, ma anche per la speranza e il rispetto. Partecipiamo tutti alla conversione dei nostri stili di vita».

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