Nella festa di Santa Barbara, patrona dei Vigili del fuoco, l’Arcivescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica in Duomo in occasione dei 200 anni del Corpo di Milano, sottolineando il valore del sacrificio in una società «che rischia di avere perso il gusto delle “cose grandi”»

di Annamaria BRACCINI

santa barbara vigili del fuoco

«Un giorno senza rischio non è vissuto, poiché per noi credenti la morte è vita, è luce: nel terrore dei crolli, nel furore delle acque, nell’inferno dei roghi. La nostra vita è il fuoco, la nostra fede è Dio Per Santa Barbara Martire». La preghiera dei Vigili del Fuoco, letta a conclusione della celebrazione eucaristica in Duomo, è insieme emblema e sintesi di questo momento intenso di fede e passione civile.

Il cardinale Scola che presiede l’Eucaristia l’ha appena sottolineato nell’omelia, risuonata tra le navate della Cattedrale “colorata” dai Gonfaloni di Comune, Provincia e Regione, dalle bandiere, dai simboli, dalle divise e dagli elmetti antincendio del Corpo dei Vigili del Fuoco di Milano, che compie 200 anni. «Siete generosi e coraggiosi», ha detto l’Arcivescovo. Ad ascoltarlo, nelle prime file, il ministro Cancellieri, la moglie del presidente del Consiglio, Elsa Monti, i vertici del Corpo e di tutte le articolazioni militari, le più alte cariche politiche e civili a livello locale.

L’Arcivescovo cita Santa Barbara, leggendaria giovane donna martirizzata nella persecuzione dell’imperatore Massimiano, protettrice di chiunque rischi di morire di morte violenta e improvvisa, invocata dai militari di molte diverse Armi. «Dall’immagine della Santa patrona emergono due tratti fondamentali e caratteristici delle vostre figure di Vigili, il sacrificio e il coraggio di affrontare una dura battaglia», nota il Cardinale, che continua: «Questi tratti vi sono cari insieme alla parola “rischio” che, non a caso, nella vostra preghiera è definito “pane quotidiano”. Parole che oggi paiono cadute in disuso, in questa società dell’“accomodarsi”, delle piccole e quiete “finitudini”, in questa società che rischia di avere perso il gusto delle “cose grandi”, tra cui è da porre anzitutto il gusto della relazione con Dio, da cui discendono le altre relazioni primarie e costitutive. Relazioni che sono base della capacità di edificare soggetti pubblici animatori di una società civile costruita sull’amicizia civica».

Una propensione al sacrificio, dunque, che – suggerisce ancora il Cardinale – è segno di libertà e della sua soddisfazione piena in chi l’ha donata, il Signore. Una sorta di «provocazione» del sacrificio, come la definisce ancora l’Arcivescovo, «rivolta a tutta la nostra società civile e per noi cristiani, anche alla Chiesa»: sacrificio «che, se offerto, ci dona evangelicamente il centuplo».

«Voi testimoniate la possibilità di crescita nella libertà, in vista di un possesso più grande perché la vera libertà trova il suo compimento solo quando è “per l’altro” e non solo per sé». Da qui il richiamo a un’autentica condivisione «che conviene alla società, agli altri e, dunque, in senso pieno anche a ciascuno di noi».

Tutto con quella virtù forte che è la «perseveranza», su cui il Cardinale si sofferma nella parte conclusiva della sua riflessione. «È solo la perseveranza che fa ritrovare la radice compiuta della libertà, che consente alla vita di diventare biografia personale e storia collettiva unite inscindibilmente. Se si è in questa logica anche il “cadere”, come è stato per Barbara e per molti di voi, è un “cadere” nelle braccia di Dio. Un Dio vicino che si fa bambino per noi e per la salvezza nell’imminente Natale».

Alla fine di questa festa di valenza nazionale, «segno di stima e gratitudine dell’intera società per voi Vigili del Fuoco», anche un dono per l’Arcivescovo, che in sacristia riceve dalle mani di alcuni Vigili e del ministro Cancellieri il casco rosso e argento del Corpo.

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